Proteste
Prof, studenti e genitori: tutti in piazza per il rientro in classe
Manifestazione davanti al liceo Copernico dopo lo slittamento della riapertura delle superiori a lunedì 11. Chiesto il "vaccino subito per gli insegnanti"
PRATO. Pur di farsi sentire, Francesca Pernumia e Lucia Petrà hanno scritto una lettera a Mattarella. «Si faccia garante di un diritto riconosciuto dalla Costituzione», è il messaggio per il capo dello Stato. Francesca insegna diritto al Buzzi, Lucia è docente di tecnologia alle medie Convenevole. Francesca spiega ai suoi alunni davanti a un computer, Lucia può guardare negli occhi i suoi allievi (la secondaria di primo grado è in presenza). Non sono solo due professoresse. Sono madri e i loro figli vanno al liceo, ragazzi che ieri avrebbero dovuto fare ritorno in aula nella misura del 50 per cento. E invece no. Se ne riparlerà lunedì 11 gennaio, forse. Studenti, professori, genitori: si sono ritrovati tutti alle 9 davanti ai cancelli del liceo Copernico. Non si è sentito il suono della campanella, ma quello della protesta messa in piedi dal comitato “Priorità alla scuola” per chiedere l’apertura in sicurezza e in presenza delle superiori.
«Sicurezza significa anche inserire il personale scolastico come categoria prioritaria dell’agenda vaccinale», afferma Silvia Giagnoni, referente pratese del comitato “Priorità alla scuola”. Tra i ragazzi, per nulla intimoriti dal freddo pungente, c’è chi come Sandro Battaglia e Tommaso Zipoli, studenti del Copernico, avranno a giugno l’esame di maturità. «Non sappiamo come sarà. Non capiamo perché la scuola debba scendere così in basso nella lista delle priorità. Viviamo sospesi in un limbo, in un senso di disagio al quale ci siamo abituati. Questo è triste».
E i trasporti? Tommaso arriva in treno da Settimello. Lungo quella tratta non ci sono grossi affollamenti verso Prato. «Ma verso Firenze sì. Di sicuro i trasporti pubblici, in primis gli autobus, vanno potenziati ancora – incalza - Perché non si è pensato a soluzioni alternative in tutto questo tempo?». Ma il trasporto pubblico rischia di diventare un alibi per rimandare ancora. «Al Buzzi abbiamo un gruppo di studenti che arriva in autobus dal Mugello – racconta Francesca Pernumia - Alcun genitori sarebbero disposti ad accompagnarli con l’auto fino a Prato».
Ha il dente avvelenato Pierangela Scarnato, docente di scienze al Copernico. A luglio era a protestare in piazza delle Carceri per chiedere che a settembre la scuola ripartisse in sicurezza. Rieccola ai cancelli del suo liceo. «C’è tanta ipocrisia. Le scuole hanno fatto un lavoro egregio per accogliere i ragazzi con i banchi sono distanziati».
Dalla fine di ottobre, da quando le superiori sono andate in didattica a distanza, lei e altre 14 colleghe continuano a presentarsi in sede. Dalle aule di via Borgosalvugana si collegano con gli studenti a casa. «Per far passare il messaggio che la scuola vera è in presenza». Una voce significativa è quella della maestra Francesca Sivieri, salita alla ribalta delle cronache nazionali per aver letto le storie sul prato dopo il primo lockdown di primavera. «Sono qui come madre. Non si può continuare a sacrificare una generazione». —
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