Il dolore
La Cgil: "Il distretto deve ripartire cambiando pelle"
La ricetta del sindacato punta sull’aggregazione delle imprese e sull’economia circolare. Stop all’illegalità con controlli più mirati e tutela delle vittime dello sfruttamento
PRATO. Mettere nero su bianco al più presto un progetto per la ripartenza del distretto tessile e presentarlo all’Europa per ottenere finanziamenti nell’ambito dei fondi europei per la ripresa post Covid. È l’obiettivo più urgente che il distretto produttivo pratese ha di fronte secondo Cgil Prato. «Non ci sono alternative e non possiamo perdere questo treno, che rischia di essere l’ultimo» spiega Massimiliano Brezzo, segretario generale di Filctem Cgil, la federazione dei lavoratori del tessile. Entro fine aprile ogni Paese deve presentare all’Europa il proprio piano per accedere ai fondi di ripresa e resilienza. «I tempi stanno stringendo, perciò abbiamo provato a spingere la palla avanti in una discussione che ci sembra bloccata da troppo tempo» sottolinea il segretario generale di Cgil Prato Lorenzo Pancini. È per questo che la Camera del lavoro pratese ha “rotto gli indugi” avanzando le sue proposte su come riscrivere il distretto di domani.
Il distretto di domani. «Più che “quando” è importante “come” ripartiremo – afferma Pancini – Il distretto pratese infatti deve cambiare radicalmente e velocemente». Il distretto che la Cgil immagina per il domani (nemmeno tanto lontano) della città passa dalle aggregazioni tra imprese, sia orizzontali che verticali, per formare nuovi soggetti più “forti”, dall’innovazione, con la collaborazione con le realtà più avanzate del territorio, per dar vita a distretto digitalizzato e ad alta tecnologia, dall’economia circolare e la valorizzazione della produzione “verde” e dalla capacità di collocarsi, anche attraverso un marketing di distretto, nel sistema della produzione di lusso presente in Toscana con i grandi marchi della moda.
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Stop all'illegalità. Nel distretto immaginato da Cgil non c’è posto per l’illegalità. «Ridisegnare il distretto pratese vuol dire anche contrastare l’illegalità e lo sfruttamento del lavoro» afferma Pancini. «Non è solo un discorso etico, che ovviamente ci sta a cuore, ma anche economico – aggiunge Brezzo –: questo sfruttamento ci ha affossati, si è creata un’economia malata». La guerra all'illegalità secondo Cgil va combattuta non solo con i controlli – che per Pancini e compagni devono essere mirati (usando come spia l’uso del part-time) ed efficaci (cioè con più ispettori in ambito del lavoro, ossia Inps, Inail e Itl) – ma anche con la tutela della vittime di sfruttamento, affinché possano denunciare la loro situazione.
Affrontare il presente. «Non c’è futuro però se non ci si arriva vivi e pronti» spiega la Cgil, che fa sapere che i posti di lavoro persi in città dall’inizio della pandemia a settembre sono almeno 1.500, a cui va aggiunto il diffuso calo dei salari dovuto alla cassa integrazione. Per affrontare questo difficile frangente Cgil Prato, oltre ad auspicare a livello nazionale la proroga del blocco dei licenziamenti (in scadenza il 31 marzo) e degli ammortizzatori sociali con causale Covid (possibili fino al 31 gennaio), a livello locale chiede: la riduzione della Tari per le utenze domestiche, dell’addizionale Irpef e delle tariffe dei servizi a domanda individuale (come mense scolastiche e asili nido), la proroga del blocco degli sfratti e ulteriori contributi per gli affitti.
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