Il dolore
«Impossibile sapere come sta mia nonna»
La testimonianza del nipote: «Dopo il suo ricovero per due giorni non siamo riusciti a parlare con nessuno»
prato. «Per due giorni non siamo riusciti a parlare con nessuno». La testimonianza di Giacomo Vezzani è simile a quella di tanti altri familiari di pazienti che hanno avuto la sfortuna di risultare positivi al Covid e hanno sperimentato la difficoltà per essere aggiornati sulle condizioni dei loro cari.
«Ho aspettato qualche giorno prima di raccontare la mia esperienza – spiega Vezzani – proprio per avere tutti i tasselli e capire come mai non riusciamo a venire fuori da questa situazione. Il 25 dicembre ho visto mia nonna, per 20 minuti dai miei genitori, per farle gli auguri di Natale per poi successivamente tornare a casa dalla mia famiglia. Il 26 la nonna ha iniziato ad accusare i primi sintomi: febbre, mal di gola, problemi respiratori. Pensavamo che fosse dovuto alle sue problematiche, ed è vero, ma nel frattempo il Covid ha preso il sopravvento trasformandogli i sintomi in una polmonite. Il primo dell'anno è stata portata in ospedale, dove ha fatto il tampone ed è risultata positiva. Fin qui, diciamo, tutto regolare. Il 1° e il 2 gennaio abbiamo provato, sia io che mia mamma, a chiamare tutti i numeri messi a disposizione dal Comune, dal ministero e dalla Regione ma non siamo riusciti a parlare con nessuno. Uniche indicazioni che abbiamo avuto, e ringrazio quelle anime che in smartworking da casa con i figlioli sbraitanti accanto ci hanno detto qualcosa, hanno praticamente letto il protocollo e niente di più. Pure il medico di base non rispondeva al telefono perché era festa».
«Morale della favola – commenta Vezzani – dobbiamo aspettare di parlare con il medico e sapere come muoverci, perché quelle poche persone che siamo riusciti a contattare ci hanno espressamente detto che è il medico di famiglia a prendere le decisioni. Per non saper ne leggere ne scrivere abbiamo fissato i tamponi a pagamento, ovviamente anche questi reperibili nuovamente dal 4 gennaio».
«Tutto questo per dire cosa? - conclude Vezzani - Per sottolineare che il problema non sono le persone che vanno in giro e che vivono la loro vita, che lavorano o che vanno in vacanza. Il problema è la sanità domiciliare che non funziona e che dovrebbe dare più sicurezza e risposte immediate, in questo periodo di pandemia, a chi ne richiede il bisogno e la necessità». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
