Prima visita a una paziente Covid in ospedale: il marito riabbraccia la moglie
Una donna di Vernio è ricoverata da più di un mese. Il racconto del marito: "Per lei è stato importante anche solo poterci stringere le mani"
PRATO. Per la prima volta, nei giorni scorsi, un paziente ricoverato nel reparto Covid dell’ospedale Santo Stefano ha potuto ricevere la visita di un familiare. Ne dà notizia l’Asl Toscana Centro. A far visita alla moglie, degente da alcune settimane all’ospedale dopo aver contratto il virus, è stato il marito della donna. È stato possibile grazie a una recente delibera della Regione che consente le visite dei familiari, se ci sono le condizioni. Questa, spiegano dall’Asl, è stata la prima ma non sarà l’ultima.
«È stata una cosa molto bella – racconta Maurizio Pacini, 51 anni, di Vernio – Mia moglie ne aveva davvero bisogno perché era molto giù. Al telefono mi chiede sempre “Quando mi mandano a casa? Non ce la faccio più...». Cheti Guarnieri, la paziente, è risultata positiva lo scorso 6 novembre e per un mese è rimasta a casa. «Ma la febbre non andava via – spiega il marito – e così all’inizio di settembre il nostro medico di famiglia ha chiesto il ricovero». Nel frattempo erano risultati positivi anche il marito e tre dei quattro figli della coppia, che fortunatamente hanno superato la malattia senza particolari conseguenze.
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«Un paio di giorni prima di Capodanno – racconta Pacini – sono stato chiamato dall’ospedale e mi hanno detto che avrei potuto far visita a mia moglie. Fino a quel giorno ci eravamo sentiti solo per telefono, quando era possibile, perché nei giorni in cui le mettono la maschera grossa dell’ossigeno non si può fare. Mi sono presentato in ospedale e mi hanno fatto indossare la tuta protettiva, i doppi guanti, le protezioni per le scarpe».
Conciato così, nemmeno la moglie lo avrebbe riconosciuto. Ecco perché Pacini, appena entrato in camera, si è presentato esclamando «Eccomi qua! ». E c’è stata inevitabilmente qualche lacrima, anche se Cheti sapeva che Maurizio sarebbe arrivato.
«L’ho trovata abbastanza bene – dice Pacini – ma c’è ancora questa febbre che non se ne vuole andare. Fino a quando non sarà scesa, mia moglie non potrà essere dimessa, ma siamo ottimisti». Teoricamente il “visitatore” non avrebbe potuto toccare la paziente, ma Pacini ha insistito. «All’inizio non volevano – dice il marito – Poi hanno lasciato che le stringessi la mano, avevo i doppi guanti e per noi era molto importante, più di tante parole. Importante per il morale, perché chi è costretto a stare tutto questo tempo in ospedale con questa malattia ha bisogno del calore umano». Un calore che arriva dai familiari ma anche da medici e infermieri. «Sono stati bravissimi – assicura Pacini – Ogni giorno mi telefono e mi tengono informato sull’evoluzione del quadro clinico. Li devo solo ringraziare per questo».
“Sono particolarmente contenta di dare l’annuncio della partenza di questo progetto, proprio in questo delicato periodo – ha detto la direttrice dell'ospedale Daniela Matarrese – E' il primo di una serie di interventi che stiamo implementando nel nuovo anno e che vedrà impegnati gli operatori sanitari in un lavoro di èquipe multi professionale che valorizza tutti i soggetti coinvolti. Abbiamo voluto dare un messaggio di umanità nel combattere la solitudine di quelle persone che sono ricoverate nell’area Covid e che da tempo non hanno potuto ricevere la visita dei propri cari, sentire la loro vicinanza ed il loro amore”.
Il gruppo di lavoro che ha elaborato le procedure è coordinato dalla dottoressa Elettra Pellegrino, medico della direzione sanitaria e composto dal dottor Filippo Risaliti, medico area Covid, dottoressa Donatella Aquilini direttore malattie infettive, dottoressa Daniela Ammazzini direttore assistenza infermieristica, dottoressa Luisella Litta, responsabile assistenza infermieristica di Prato, dottoressa Daniela Accorgi, infermiere coordinatore Igiene ospedaliera. Il gruppo di lavoro è supportato dalla dottoressa Sabrina Pientini, direttore Cure Palliative di Prato e Pistoia e dall’Associazione “Tutto è Vita Onlus” rappresentata da Guidalberto Bormolini.
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