Toscana
Turni in ospedale e poi il treno Che incubo la vita dei pendolari
Il racconto di tre donne che si sobbarcano ore di viaggio tra Prato e Bologna Ci sono gli autobus sostitutivi ma sono pochi e gli orari creano forti disagi
PRATO. Un viaggio di quasi 4 ore e mezzo, comprese le attese, per tornare a casa dopo una nottata di lavoro in ospedale. È quello che si trovano a dover affrontare gli operatori sanitari dell’area pratese e della piana in servizio negli ospedali bolognesi che ogni giorno si spostano da pendolari sulla linea ferroviaria “Direttissima” Prato-Bologna. Sulla tratta lunedì scorso sono iniziati i lavori di potenziamento infrastrutturale e tecnologico a cura di Rfi che dureranno, ad anni alterni, fino a dicembre 2025 e i disagi non hanno tardato a farsi sentire.
«Stamattina ho smontato dalla notte alle 7.30 e sono arrivata in stazione verso le 8, ma fino alle 10.10 non c’era alcun modo per tornare in Toscana – racconta Chiara Filipponi, infermiera dell’ospedale Maggiore di Bologna che vive a Vernio –. Quindi ho preso l’autobus sostitutivo del treno e sono arrivata a Prato alle 12.15, dove mi sono fatta venire a prendere perché ero esausta».
Filipponi viaggia sulla linea, a cui è abbonata, da un anno e mezzo e si dice preoccupata per la situazione, che colpisce almeno una cinquantina di operatori sanitari e numerosi altri lavoratori pendolari: «Non è un problema solo mio – spiega – riguarda diversi colleghi e anche persone che lavorano alle Poste, nelle forze dell’ordine e studenti. Sapevamo che ci sarebbero stati i lavori e avevamo messo in conto qualche disagio, ma il quadro che ci avevano prospettato non era questo». «Ci avevano detto che ci sarebbero stati gli autobus sostitutivi, ma sono pochi – aggiunge Alessandra Lagrotteria, operatrice socio sanitaria del pistoiese in servizio al Sant’Orsola di Bologna –. Se non viaggiano al posto dei treni che c’erano che sostituzione è? Prima chi smontava dalla notte ne aveva uno alle 8.15 e uno alle 8.45, adesso dalle 7.03 si passa alle 10.10. È un problema grosso. Dopo essere stati tutta la notte in piedi a lavorare non si può tornare a casa alle 13. Se fosse per un mese uno farebbe anche un sacrificio, ma qui si parla di anni. Senza contare che i bus (a capienza ridotta causa Covid ndr) sono anche pochi di numero: un mia collega l’altro giorno ha rischiato di rimanere a piedi». Preoccupata anche Irene Barontini, anche lei oss del Sant’Orsola residente in provincia di Pistoia, che fa notare che il sabato non ci sono treni o autobus sostitutivi utili per chi fa il turno pomeridiano: «L’ultimo regionale è alle 19.33 – spiega – poi c’è un intercity alle 20.04 (per cui occorre pagare il supplemento ndr) e dopo più nulla, ma molti di noi non riescono a prendere nemmeno quello figuriamoci quello prima. Siamo disperati. Non si può rimanere a Bologna perché non ci sono mezzi. Sarò costretta ad andare in macchina, sottraendo l’unica auto di famiglia, anche se pago un abbonamento a prezzo pieno: per un servizio che però pieno non è». –
Fabrizia Prota
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