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«Santa Lucia caput mundi, indimenticabili quei giorni»

v.t.

L’assessore Luca Vannucci racconta il legame di Rossi con la frazione dove ha iniziato a giocare a pallone: «Andavamo a farci raccontare gli aneddoti»

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Paolo Rossi ha iniziato a giocare a calcio e a tirare i primi calci al pallone proprio a Santa Lucia. Prima davanti a casa e poi nell’area sportiva, chiamiamola così, erano gli anni Sessanta, dove nasce l’impianto del Coiano Santa Lucia intitolato a Vittorio Rossi, padre di Paolo.

Una storia nata da una piccola frazione che si è trasformata in un percorso che ha portato Pablito sul tetto del mondo. Ma Paolo il legame con questi posti, via Fucini, non l’ha mai abbandonato e prima, quando era ancora viva l’adorata mamma Amelia (scomparsa nel 2018) e qualche volta per venire a trovare il fratello Rossano l’ha sempre mantenuto e anche con il parroco della sua infanzia che è lo stesso dell’epoca.

«Paolo ci faceva sempre delle sorprese e d’improvviso entrava in chiesa e voleva sapere le ultime notizie sulla frazione e sulle persone che conosceva – spiega don Mauro Rabatti, parroco di Regina Pacis a Santa Lucia – Insieme al fratello Rossano frequentava la parrocchia, qui ha ricevuto i sacramenti».

Tra i ragazzini che hanno vissuto alla porta accanto ai Rossi c’è anche l’assessore allo sport del Comune di Prato Luca Vannucci. «C’era un legame incredibile tra la mia famiglia e quella di Paolo – spiega Vannucci – Paolo per noi era un mito e cercavamo di seguire le sue orme. Ogni volta che tornava a casa noi ragazzini andavamo a suonare il campanello e sua mamma lo chiamava e stava ore a raccontarci i gol e gli aneddoti delle partite. Era un campione che era rimasto legato al suo territorio e sapeva da dove veniva. Era sempre disponibile con tutti e soprattutto era legatissimo ai suoi genitori».

Quell’11 luglio 1982 Santa Lucia divenne caput mundi dopo che l’Italia conquistò il Mundial battendo in finale la Germania.

«Tutta Prato venne a Santa Lucia a festeggiare – continua Vannucci – e mi ricordo che noi ragazzini cercavamo di tenere a distanza tutti gli appassionati che volevano ringraziare e salutare i genitori di Paolo. Cori, bandiere, striscioni un giorno di festa indimenticabile e fu bello anche il ritorno di Paolo a Prato perché ci chiamò tutti e ci facemmo una foto con lui e la sua famiglia. Aveva sempre un sorriso per tutti ed era una persona per bene. Il suo nome rimarrà indelebile in tutti, anche chi non seguiva il calcio, perché Paolo era davvero Mundial e le emozioni che ha saputo suscitare con i suoi gol sono la storia di tante persone e la mostra che abbiamo organizzato a Prato nel 2017 l’ha dimostrato con 14 mila presenze». — v.t.

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