Il Tirreno

Prato

incontrarsi al tempo del covid

“Stanze dell'abbraccio”, ci sono i soldi ma manca il personale

Alessandro Formichella
La "sala degli abbracci" di un ospedale  (foto d'archivio)
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La "sala degli abbracci" di un ospedale (foto d'archivio)

Società della salute e case di riposo di Prato plaudono all'iniziativa della Regione che finanzierà i luoghi per consentire di andare a trovare i congiunti malati di Covid, ma le difficoltà organizzative la rendono per ora solo una bella idea

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PRATO. Che il distanziamento fisico non diventi distanziamento affettivo. Soprattutto nella residenze sanitarie protette, 18 nel pratese, dove gli anziani sono chiusi ormai da mesi. Una clausura dettata dalle necessità, quella in primis di non far diffondere il Covid- 19 nelle Rsa. Un pannello di plastica o di plexiglass questa volta potrebbe liberare le emozioni, sia degli anziani in ricovero sia dei parenti più stretti, togliendo tablet e frettolose videochiamate.

A Prato e provincia, come in tutta la Toscana, secondo una delibera regionale di una settimana fa (delibera regionale contro la solitudine) potrebbero arrivare 50mila euro proprio per le strutture per anziani. In altri termini, 2.750 euro a struttura per rendere più i fruibili i rapporti tra parenti e anziani, o acquisendo altri tablet e monitor per le videochiamate o allestendo le cosiddette “stanze dell’abbraccio”, luoghi strutturati in sicurezza per far incontrare i nonni e i loro figli e nipoti. Perché una cosa è certa; con la videochiamata un anziano affetto da Alzheimer o decadimento cognitivo percepisce con grande difficoltà chi si trova di là dal video. Tocca vedersi, toccarsi, per vivere l’emozione.

Di questo ne è certo chi opera nel settore e la stessa delibera regionale intende sollecitare la realizzazione di queste piccole “camere asettiche” interne alle Rsa. Ma questa volta non sono i finanziamenti a mancare. «Ora come ora manca il personale nelle Rsa – esordisce Elisa Valdambrini, componente del tavolo tecnico regionale di bioetica – per mettere in piedi le “stanze dell’abbraccio”, che sono un’ottima cosa, ci vuole personale in più di quello che c’è adesso. Con la pandemia il personale è stato risucchiato dalle Asl, operatori sociosanitari e infermieri ora sono difficilmente reperibili. È necessario che la Regione dia modo di avere personale quanto prima».

Lorena Paganelli, direttrice della società della salute di Prato, ammette che il periodo è impegnativo e complesso, lascia porte aperte alla possibilità delle “stanze dell’abbraccio” nelle Rsa, ma dice che «è difficile sapere quando si potrà fare tutto questo». Fra le strutture pratesi per anziani, alcune già plaudono alla delibera della giunta regionale. «Per chi è affetto da Alzheimer o patologie simili solo il contatto vero con i familiari produce sensibili emozioni» commenta il dirigente di una Rsa. Sul tema di dare una svolta al rapporto interrotto da mesi fra familiari e anziani che si trovano nelle strutture sanitarie, interviene anche Martina Guerrini, consigliera comunale di maggioranza.

«La delibera regionale punta ad umanizzare le cure superando il distanziamento relazionale fra gli anziani e i loro parenti, ed è un grande passo in avanti. Ma è da trovare personale nuovo per le Rsa». E qui risponde la consigliera regionale del Pd Ilaria Bugetti: «La pandemia, e la conseguente politica di assunzioni delle Asl, ha prodotto una fuoriuscita di operatori dal privato convenzionato verso il settore pubblico. Le Rsa sono tra i luoghi di lavoro dove ci sono stati più abbandoni, ma stiamo lavorando per rimpinguare il personale anche nelle Rsa». E solo così le "stanze dell'abbraccio" potranno essere realtà. E potrebbero essere ricavate, perché no, anche all’ospedale come già avviene in alcune regioni italiane.

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