Il Tirreno

Prato

Il segretario dei medici di famiglia 

Benelli: «Redistribuire i vaccini anti-influenza per farli avere a tutti»

Gian ugo berti
Benelli: «Redistribuire i vaccini anti-influenza per farli avere a tutti»

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Il rischio della terza ondata della pandemia è reale. Gli interrogativi sono sempre aperti. Dunque, importante è il ruolo della prevenzione ovvero del buon senso da parte di tutti. È il pensiero chiaro e forte di Alessandro Benelli, segretario provinciale della Federazione Nazionale Medici di Famiglia. La concomitanza, dopo l’Epifania, dell’epidemia influenzale potrebbe infatti creare problemi, anche perché renderebbe più difficile una diagnosi dato che i sintomi sono spesso comuni a quelli provocati dal coronavirus.

I vaccini antinfluenzali sono ancora introvabili. Si calcola che potremo disporre del 20% in meno di quelli necessari. Questo potrebbe portare ad una maggiore incidenza di casi a Prato e provincia, rispetto all’anno scorso dove venne colpita una persona su dieci?

«Probabilmente tutte le notizie relative alla campagna vaccinale anti influenzale apparse nei mesi scorsi hanno creato un certo tipo di aspettative tra i medici non completamente mantenute per problemi di approvvigionamento da parte della Regione (contenzioso con i fornitori ecc.). Una redistribuzione tra i medici a cui sono rimaste alcune dosi e la promessa da parte della Regione di fornire ulteriori dosi dovrebbe far sì che si arrivi a completare la campagna vaccinale, almeno per quanto riguarda i pazienti a rischio per età e patologie associate».

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, in assenza del vaccino antiCovid, sconsiglia oggi l’uso di taluni farmaci ritenuti validi fin dall’inizio della pandemia. La medicina naviga dunque a vista? È giustificata la preoccupazione da parte della gente per questi cambiamenti?

«La contemporanea presenza dell’infezione Covid, può creare problemi di diagnosi differenziale, che la vaccinazione anti influenzale potrebbe evitare».

Quali sono, a suo giudizio, quelli che si dimostrano sempre efficaci?

«L’infezione Covid in quanto virale non prevede terapia specifica e talora l’uso di farmaci, soprattutto antibiotici e cortisonici nonché l’eparina, va legato alle fasi evolutive della malattia e soprattutto nel paziente a rischio. È arrivata dal Ministero della Salute una comunicazione relativa alla “gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-Cov-2”, dove sono definite “norme di comportamento” a cui riferirsi».

Lei si vaccinerà contro il Covid?

«Il vaccino rappresenterà l’unica strada da percorrere per limitare la diffusione dell’infezione e le sue conseguenze, non solo sanitarie ma anche sociali ed economiche. Credo che non possiamo esimerci dal farlo».

Quale aggettivo userebbe per indicare l’attuale situazione sanitaria nella sua provincia?

«Personalmente devo prendere atto che le misure di prevenzione, più o meno restrittive e con tutti gli effetti collaterali del caso, hanno prodotto un rallentamento della diffusione; non si può prescindere dal mettere in atto tutte quelle comuni regole di prevenzione e di convivenza ma, come ormai dimostrato da periodi trascorsi, la riapertura di molte attività dovrà avvenire sotto stretto controllo al fine di evitare “nuove ondate”». —



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