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Il procuratore bacchetta il console cinese «Difende gli imprenditori che sfruttano»
Dura presa di posizione di Giuseppe Nicolosi durante la commemorazione delle vittime della strage alla Teresa Moda
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Si chiamavano Rao Zhangjian, Xue Xieqing, Dong Wenqiu, Zheng Xiuping, Lin Guangxing, Wang Chuntao e Su Qifu. I loro corpi bruciarono nel rogo di Teresa Moda, in quella maledetta notte del 1° dicembre 2013. Una pagina che ha segnato tragicamente la storia della comunità pratese. La ferita si sta cicatrizzando, lentamente. Sono state ispezionate oltre 14mila imprese negli ultimi sei anni grazie al patto “Lavoro sicuro” e, nella fase 3 del piano straordinario (dall’aprile 2019 fino a oggi), le notizie di reato si sono dimezzate. Ieri mattina il governatore Eugenio Giani si è preso l’impegno a dare continuità al piano “Lavoro sicuro”, in scadenza il 31 dicembre. Ma non sono tutte rose e fiori. Durante la commemorazione dei sette morti sul canale YouTube del Comune, si è creato un momento dialettico in cui il procuratore Giuseppe Nicolosi ha “punzecchiato” il console generale Wang Wengang chiedendo conto del suo operato in difesa dell’anello debole del sistema di sfruttamento.
Inciampi diplomatici. Per il numero uno della Procura pratese l’occasione del ricordo non dovrebbe esaurirsi in una riflessione “fine a se stessa” guardando a quello che è un “fenomeno endemico”. «Se il Consolato svolge attività di tutela della comunità cinese, bisogna sgomberare il campo da un equivoco. La tutela dell’istituzione cinese a chi si rivolge? Al datore di lavoro che a sua volta sfrutta o ai cittadini prevalentemente cinesi che vengono sfruttati? Osserviamo un fenomeno che si sta evolvendo: gli sfruttati provengono spesso da altre etnie, bengalesi e pachistani. Demandare tutto al processo penale è fuorviante: è importante ma non è sufficiente». Nicolosi non usa mezzi termini mentre, nel corso di quest’anno, i procedimenti penali collegati allo sfruttamento lavorativo sono diminuiti del 30% a causa dell’emergenza Covid. «C’è bisogno di una presa di coscienza forte da parte delle istituzioni cinesi per la tutela della parte debole: i lavoratori schiavizzati e sfruttati dovrebbero avere la priorità. Temo che questo non avvenga, che la tutela sia rivolta più agli imprenditori che sfruttano. Spero di essere smentito in tempi rapidi». Smentita che non arriva. Il rappresentante del consolato di Pechino aveva preso la parola pochi minuti prima di Nicolosi. Nel pomeriggio Il Tirreno ha provato a contattare il console alla sede di Firenze ma senza avere un riscontro. In video conferenza Wang Wengang si era soffermato sul dialogo con le istituzioni italiane. «Da sempre cerchiamo di promuovere tra le imprese cinesi la consapevolezza del lavoro sicuro utilizzando le nostre piattaforme di comunicazione».
Record di multe. Nella terza fase del piano “Lavoro sicuro” i dormitori abusivi nei luoghi di lavoro sono passati dal 9,7% al 3,1% fra la fase 1 (settembre 2014-marzo 2017) e la fase 3 (dall’aprile 2019 fino a oggi) mentre gli impianti elettrici non a norma sono diminuiti quasi dell’80% in sei anni. E poi le carenze igieniche, diminuite del 58%, mentre i sequestri sono passati dal 5,7% all’1,4%. Le sanzioni inflitte hanno portato finora nelle casse della Regione oltre 18 milioni di euro. In pratica, il piano “Lavoro sicuro” si è autofinanziato. «La sensazione è che il cambiamento sia evidente ma ancora fragile – sottolinea Renzo Berti, direttore del dipartimento prevenzione dell’Asl Toscana Centro – Non si è compiuto lo scatto necessario della consapevolezza, di una responsabilità non subita ma interpretata». L’invito a non abbassare la guardia è giunto dal sindaco Matteo Biffoni. «I diritti dei lavoratori – ha detto – non saranno mai una merce negoziabile». —
maria lardara
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