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Prato

Truffa delle mascherine, 15 indagati patteggiano e restituiscono due milioni

Truffa delle mascherine, 15 indagati patteggiano e restituiscono due milioni

E' l'esito del procedimento nato dall'inchiesta sulla frode ai danni dell'Estar e della Protezione civile nazionale

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PRATO. Hanno chiesto di patteggiare e promettono di restituire quasi due milioni di euro i principali indagati nell'inchiesta dei sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli sulla truffa delle mascherine, l'appalto per produrre e vendere 93 milioni di dispositivi di protezione individuale destinati all'Estar e alla Protezione civile nazionale, che però non rispondevano ai requisiti di sicurezza.

In questi giorni gli avvocati di 15 indagati hanno chiesto di patteggiare con l'impegno di restituire un milione e 951mila euro, parte del denaro già sottoposto al sequestro preventivo qualche mese fa come provento del reato. Si tratta dei cinque componenti della famiglia cinese (due fratelli, il padre, la madre e una zia), titolare del Gruppo Yl con sede nel Macrolotto di Prato. C'erano loro, secondo quanto è emerso dalle indagini, al centro di una vasta rete di confezionisti cinesi a cui era stato subappaltato il lavoro, che producevano le mascherine anche sfruttando la manodopera clandestina. Questa una delle accuse. L'altra, la più grave, riguarda la frode ai danni dell'Estar, l'ente regionale che rifornisce gli ospedali, e la tentata truffa ai danni della Protezione civile, perché è stato accertato che le mascherine non rispondevano ai requisiti di legge.

I cinque membri della famiglia Hong hanno chiesto di patteggiare pene comprese tra un anno e sei mesi (padre, madre e zia) e un anno e 10 mesi (i due fratelli). Pene comprese tra un anno e due mesi e un anno e otto mesi per dieci confezionisti cinesi, a seconda del numero di operai irregolari impiegati. Spetterà ora al giudice per le indagini preliminari valutare la congruità delle pene proposte, sulle quali c'è già l'accordo con la Procura.

Di questi tempi si tratta di un buon accordo, tenuto conto delle croniche lentezze della giustizia penale, aggravate dalle conseguenze dell'epidemia di Covid.

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