Il Tirreno

Prato

AMMORTIZZATORI SOCIALI 

Cresce l’esercito dei nuovi poveri: altre 181 famiglie

M.L.
Cresce l’esercito dei nuovi poveri: altre 181 famiglie

Secondo Fabbri, ricercatore del Pin, non è escluso il rischio che la cassa integrazione sia usata in modo improprio scaricando tutto sullo Stato

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Non hanno cassa integrazione perché un lavoro non ce l’hanno. Il loro sussidio si chiama reddito di cittadinanza che a Prato ha registrato un forte aumento nel periodo estivo. È questo il momento critico in cui la platea dei beneficiari di reddito di cittadinanza è cresciuta dell’8,3% mentre quella delle famiglie è salita del +9,4%. Grave è a Prato la situazione fotografata dall’osservatorio pandemico di Pin e Cgil, secondo i dati dell’Inps: fra maggio e agosto, sono scivolati al di sotto della soglia di indigenza 403 persone, pari a 181 nuclei familiari. Un impoverimento progressivo che si misura anche dall’importo del reddito percepito passato da 466 a 502 euro fra il 2019 e il 2020. Netto il divario fra richieste e domande accolte (meno del 42,6%) del reddito di emergenza che è una delle ultime misure di sostegno introdotte dopo la prima fase dell’emergenza sanitaria. Capitolo ammortizzatori sociali: chi ne usufruisce si ritrova meno soldi in tasca viste le decurtazioni di stipendio. Un esempio? Il salario medio di un operaio è di 1.493,80 euro mentre il valore medio della Cigo è di 99818 euro: la perdita è di 495,62 euro. La cassa integrazione ordinaria (Cigo) è il paracadute più utilizzato: a luglio le ore di Cigo sono state oltre cinquanta volte in più rispetto a quelle di giugno. Il motivo? A maggio e giugno le aziende dovevano evadere tutti gli ordini acquisiti prima dell’avvento del lockdown e quindi hanno impiegato praticamente il 100% della forza lavoro. A luglio invece la Cigo è tornata a salire a causa del blocco della domanda estera. Il maggior consumo di cassa integrazione ordinaria si registra nel tessile (58,3%), nell’abbigliamento (17,1%) e nelle aziende meccaniche (10,5%). La cassa in deroga invece ha coinvolto in Toscana 35.275 aziende, il 7,9% delle quali (2.790) collocate a Prato: la nostra città si posiziona al quinto posto per numero di aziende che richiedono questo ammortizzatore, alle spalle di Firenze, Lucca, Pisa e Livorno. Infine, il fondo di solidarietà per l’artigianato: a Prato si contano 10.600 dipendenti di ditte artigiane che usufruiscono di questo strumento con un trend numerico che si mantiene costante da questa primavera. Esiste il rischio di un uso improprio della cassa integrazione proprio perché reiterato? «Non escludo che accada questo – sottolinea Enrico Fabbri, ricercatore del laboratorio di scienze del lavoro (Laboris) del Pin – Esiste la possibilità che in questo periodo si sposti sullo Stato il rischio d’impresa, alla luce di studi effettuati in passato sul consumo della cassa in deroga». —

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