Gioco
La mannaia del Covid sui piccoli negozi Basta un contagio e la saracinesca va giù
Due esempi negli ultimi giorni: la Camiceria Baldini e la Piccola birreria. Confcommercio vede nero entro la fine dell’anno
prato
Sono un’istituzione talmente storica che in tre generazioni hanno visto passare prima la pandemia di Spagnola e ora quella di Covid-19. Corsi e ricorsi. Non sarà certo un virus a fermare i 128 anni di storia di una delle botteghe artigiane più longeve di Prato, la Camiceria Baldini. Da ieri l’insegna di via del Pellegrino è abbassata ed è la famiglia Baldini a spiegare il perché con un lungo post su Facebook: un membro si è contagiato e il suo ultimo giorno di lavoro è stato il 3 novembre. Poi tutta la trafila del tampone fino all’esito arrivato ieri mattina mentre un altro familiare sta aspettando il risultato.
«Purtroppo la Camiceria Baldini resterà chiusa fino a data da destinarsi – hanno scritto – Il nostro lavoro riprenderà appena possibile». Stessa musica in via Verdi, dove La piccola birreria di Prato se l’è cavata con tre giorni di chiusura e oggi rialzerà la saracinesca: positivo un dipendente che però era assente dal 31 ottobre mentre il tampone del titolare ha dato ieri esito negativo.
«Il tempo di sanificare – hanno scritto su Facebook – e torniamo operativi». Dalla camiceria alla birreria, due esempi di come il Covid stia mettendo a dura prova le attività più piccole, soprattutto quelle a conduzione familiare, dove non esiste il paracadute della malattia pagata. Il virus è sempre più diffuso, non è improbabile che entri nei negozi per quanto vengano rispettati i protocolli di sicurezza.
C’è chi fra i commercianti non lo fa sapere per reticenza e preferisce stare chiuso senza dare troppe spiegazioni. C’è chi per senso di responsabilità non fa mistero della positività sui social network magari per cercare di favorire una catena di tracciamento su cui l’Asl è in ritardo.
«La tempistica dei tamponi e le difficoltà nel tracciamento rendono difficile la vita alle attività commerciali – sottolinea Tiziano Tempestini, direttore di Confcommercio Prato e Pistoia – Alcune sono costrette a chiudere in via precauzionale in attesa dell’esito del tampone». Sono difficoltà che si sommano al quadro di incertezza con la spada di Damocle puntata di nuove restrizioni. La previsione di Confcommercio è che entro la fine del 2020 oltre la metà dei negozi pratesi butterà giù definitivamente il bandone è che il 58% non riuscirà a far fronte al pagamento delle imposte.
Se i negozi piangono, i servizi alla persona non sorridono. Anche parrucchieri ed estetisti fanno i conti con il coronavirus di cui si ammalano clienti o dipendenti, oppure i titolari stessi. «Riceviamo segnalazioni di soci che sono costretti a eseguire il tampone a pagamento visti i tempi lunghi della sanità pubblica – racconta Enzo Lucchesi, responsabile benessere di Confartigianato Prato – Mai come in queste situazioni occorrono la massima precauzione e prudenza». —
maria lardara
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