Il dolore
Biffoni: «La linea del Piave è la scuola»
Il sindaco aveva chiesto misure più restrittive ma pensa alla didattica. Sull’impennata di casi: «Colpa degli spostamenti»
prato
Che si diventasse arancioni se lo immaginavano un po’ tutti, compreso il sindaco Matteo Biffoni, che insieme al collega di Montemurlo Simone Calamai domenica sera aveva chiesto misure più stringenti per contrastare la diffusione del contagio Covid. La decisione del governo ieri sera gli ha tolto le castagne dal fuoco, ma su una cosa Biffoni non vuole indietreggiare. «La mia linea del Piave è la scuola (leggi, in presenza, ndr) - dice - Se devo fare un sacrificio o correre un rischio lo faccio su quello. L’importante ora era non rimanere fermi perché c’è il rischio che gli ospedali non reggano». Un timore confermato poche ore dopo dalla chiusura del pronto soccorso di Pistoia.
Domenica sera i due sindaci di Prato e Montemurlo si erano sfogati anche contro chi non vuole rispettare le regole, promettendo controlli più rigidi. «Ma attenzione - avverte Biffoni - Non sto parlando solo dei giovani. Ad accalcarsi nel fine settimana, nei parchi, sulle ciclabili, secondo quanto ci è stato riferito, c’era anche gente di una certa età. Intendiamoci, siamo un po’ tutti “peccatori”, abbiamo ricominciato a vivere, ma quando esplodono i numeri del contagio, come in questi giorni, bisogna fermarsi».
Il sindaco è alle prese con un’impennata che fino a un paio di mesi fa era impensabile. All’inizio dell’epidemia Prato era tra le province meno colpite, mentre da qualche giorno è al primo posto in Toscana per l’incidenza in rapporto alla popolazione.
«Secondo me - ragiona Biffoni - la spiegazione è che viviamo in un’area metropolitana dove la gente si sposta più che in altre zone della regione, e questi sono i risultati. Le province limitrofe non stanno molto meglio di noi».
Insomma il sindaco è convinto che i pratesi non siano stati più indisciplinati di altri: «Semplicemente la gente ha ricominciato a vivere e a spostarsi».
Proprio ieri il presidente della Regione ha firmato l’ordinanza per la realizzazione di 500 posti letto nell’ex Creaf. In pochi credono che si riuscirà a realizzarli in un mese, come dice Giani, e lo stesso sindaco Biffoni ha storto un po’ la bocca. «Non ero entusiasta - dice - ma in questi giorni non si può essere troppo schizzinosi. Semmai il problema è che di quei posti letto avremo bisogno prima».
Intanto la minoranza in consiglio comunale va all’attacco. «La situazione pandemica a Prato è grave e ormai fuori controllo - scrive la consigliera comunale Silvia La Vita del M5S - Ospedale vicino al collasso, tracciabilità dei contagi saltata, cittadini positivi in isolamento al proprio domicilio abbandonati da tutti. Non vediamo mai il sindaco in Consiglio comunale, in queste ultime settimane mai è venuto a relazionare sulla situazione e tuttora non sappiamo con precisione quale siano i dati e le strategie del nostro comune, anche per questo leggiamo un po' stupiti oggi sui giornali che secondo il sindaco è giunto il momento di applicare misure più restrittive alla nostra città. La domanda però che ci poniamo è: se la situazione è così grave, perché il sindaco invece di fare annunci come è nel suo stile, non firma immediatamente un'ordinanza di chiusura per Prato? Chi meglio di un sindaco, primo responsabile della tutela della salute pubblica, conosce il proprio territorio e quindi sa cosa è giusto fare?». —
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