Il Tirreno

Prato

Licenziata ingiustamente, viene reintegrata dal giudice

La Gastronomia Toscana ha perso in Tribunale
◗
La Gastronomia Toscana ha perso in Tribunale

Eleonora Spoto, delegata Flai Cgil, appartiene ad una categoria protetta ed era stata adibita ad un’altra mansione dalla “Gastronomia Toscana”

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Per dodici anni il reparto dove si confezionano i prodotti take away è stato la sua casa. Delegata sindacale della Flai Cgil, che appartiene ad una categoria protetta. Il 24 settembre 2018 Eleonora Spoto è stata licenziata perché non ritenuta idonea al lavoro dall’azienda di cui era dipendente dal 2006: si tratta di Gastronomia Toscana, noto marchio di sughi pronti. Ma quel licenziamento è nullo perché discriminatorio, secondo il tribunale di Prato che ha dato ragione alla lavoratrice seguita per la Cgil dagli avvocati Andrea Stramaccia e Lorenzo Calvani dello studio Bellotti di Firenze.

La sentenza firmata dalla giudice Cristina Mancini il 9 ottobre ha stabilito il reintegro della lavoratrice e il pagamento delle mensilità maturate dal momento del licenziamento a quello del ritorno al lavoro: almeno due anni di stipendi arretrati con relativi contributi.

Etichettatura e preparazione di ordini al confezionamento: questa la mansione che aveva sempre svolto Eleonora. Poi, nel giugno 2018 cambia qualcosa: Eleonora viene spostata in un altro reparto, alla macchina di inscatolamento dei primi piatti. Eleonora avrebbe dovuto muoversi in avanti con il busto, non fattibile nelle sue condizioni di salute. La dipendente si oppone per poi ricevere prima una contestazione disciplinare e poi una sospensione di tre giorni, secondo la ricostruzione della parte ricorrente. Fino allo strappo finale. Diversa la versione dell’azienda che nel rivendicare il legittimo licenziamento ha sostenuto la tesi della «perfetta sovrapponibilità delle mansioni presso i due macchinari» cui era stata adibita Eleonora, facendo notare che anche il lavoro alle macchine confezionatrici del take away comportasse una torsione del busto.

Consulenza tecnica e testimonianze sono state determinanti per la decisione del tribunale, convincendo la giudice a ritenere che la lavoratrice, al momento del licenziamento, fosse idonea alla lavorazione “take away” e non a quella dei “primi piatti” essendo diversa la dimensione delle scatole, la tipologia dei due macchinari e quindi il movimento della persona al lavoro. Richiamandosi a una sentenza della Corte di giustizia europea del 2019 (la numero 397 dell’11 settembre), il pronunciamento del tribunale rimarca il comportamento discriminatorio del datore di lavoro tenendo conto che «il licenziamento non è stato ancorato a una causa esterna relativa all’impresa o un’altra motivazione relativa alla condotta della dipendente ma proprio all’impossibilità di collocarla utilmente in azienda», proprio per via delle sue condizioni di salute. Giustizia è fatta per Eleonora che attende di rientrare al lavoro, una vittoria per la Flai Cgil che ha seguito la vertenza.

«La sentenza ha restituito dignità a una lavoratrice, una nostra delegata, che era stata licenziata per motivi discriminatori – sottolinea Francesco Baccanelli, segretario della Flai Cgil di Prato, Firenze e Pistoia – Con la sua reintegra si ristabilisce anche la nostra rappresentanza sindacale all’interno dell’azienda. Va detto che dopo la cancellazione dell’articolo 18 è sempre più difficile assistere alla reintegra nel posto di lavoro, in questo caso possibile grazie al magistrale lavoro dell’avvocato Andrea Stramaccia per far emergere l’elemento discriminatorio del licenziamento». In merito alla sentenza l’imprenditore Andrea Tempestini, titolare della Gastronomia Toscana, ha preferito non rilasciare dichiarazioni al Tirreno.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web