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Il Tar: i quadri della Galleria degli Alberti devono restare a Prato
Con questa decisione il Tribunale ha respinto il ricorso della Popolare di Vicenza decretando il legame tra i beni della collezione ed il Palazzo dei Conti Alberti
PRATO. Con la sentenza depositata nel tardo pomeriggio di ieri, il Tar della Toscana ha respinto il ricorso proposto dalla Banca Popolare di Vicenza, oggi in liquidazione coatta amministrazione, che si era opposta alla decisione del ministero dei Beni e delle attività culturali e della Sovraintendenza di dichiarare il Palazzo dei Conti Alberti di interesse particolarmente importante e la relativa collezione della galleria di Palazzo degli Alberti, come bene pertinenziale dell’edificio.
Così decidendo, il tribunale ha decretato il legame indissolubile tra i beni della collezione ed il Palazzo dei Conti Alberti e, quindi, di fatto, con quello della città di Prato. Proprio in ragione di questo collegamento con la città, il ricorso di PBV era stato notificato anche al Comune di Prato che, quindi, si è difeso in giudizio, sostenendo le ragioni del ministero e della Sovrintendenza, rivendicando il valore identitario della collezione ed il suo riferimento alla storia ed alla cultura delle istituzioni locali.
Nel giudizio sono intervenuti in ausilio alle difese del ministero e dell'associazione Amici dei Musei e della Fondazione Cassa di Risparmio. "Eravamo convinti, come amministrazione, che questo fosse l'esito più naturale perchè quei quadri, quella collezione, appartengono alla comunità di Prato e adesso lo ha stabilito anche il tribunale". Queste le parole del sindaco Matteo Biffoni e dell'assessore alla cultura Simone Mangani.
"Il prossimo passaggio - proseguono - è rendere fruibili questi straordinari capolavori ai nostri cittadini e ai tanti che vorranno venire a vederli".
«È una vittoria di tutti, ottenuta impegnandoci insieme - sottolinea il presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Prato, Franco Bini - siamo particolarmente soddisfatti di questo risultato al pari di tutti gli altri soggetti istituzionali e privati che si sono adoperati, non solo in ambito giudiziario, per la tutela di questo importante patrimonio. L’impegno della Fondazione resta alto - prosegue Bini - la battaglia per la difesa di questi beni va avanti, ancora insieme dobbiamo individuare un percorso per contribuire alla loro valorizzazione nell’interesse di tutti».
Devono restare dunque a Prato la Crocifissione di Giovanni Bellini, la dolce Madonna con Bambino del giovane Filippo Lippi, l’Incoronazione di spine del Caravaggio, la raffinatissima raccolta di pittura fiorentina cinquecentesca e la straordinaria sezione con le sculture di Lorenzo Bartolini. Il Tar conferma anche il legame fra l’intera collezione e il palazzo Alberti che la ospita. Va ricordato che un’intesa promossa nel 2017 dalla Fondazione Cassa di risparmio, dal Comune di Prato, e da Confindustria Toscana Nord con la BpVi ha contribuito a riportare a Prato tutte le preziose opere che la banca aveva trasferito.
La Banca Popolare di Vicenza nel 2017 aveva impugnato il provvedimento del ministero dei Beni e delle attività culturali con cui il palazzo dei Conti Alberti e i beni della galleria erano dichiarati di interesse particolarmente importante sulla base del Codice dei beni culturali e quindi non separabili dal loro territorio. Il Tar Toscana ha riconosciuto la vocazione pubblica delle opere artistiche in esame in quanto acquistate dalla Cassa di risparmio di Prato quando era un ente pubblico.
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