Italia
L’odissea di una donna: “Positiva al tampone ma l’Asl non risponde”
Un giorno intero passato al telefono per scoprire come comportarsi dopo che un tampone anti-Covid ha dato la sua sentenza inappellabile
PRATO. Un giorno intero passato al telefono per scoprire come comportarsi dopo che un tampone anti-Covid ha dato la sua sentenza inappellabile. E nessuno che sappia dare una risposta precisa, rassicurante. E la paura che cresce dentro, insieme alla rabbia. È l’esperienza di una lettrice di Prato, che ha telefonato in redazione per raccontare la sua storia. Una lettrice che manteniamo anonima, per tutelare la privacy sua e dei suoi congiunti.
Tutto inizia quando nell’azienda dove lei lavora si scopre un caso di positività. Il 20 ottobre la donna fa la richiesta attraverso la piattaforma regionale e ottiene subito un appuntamento per il giorno dopo in una struttura privata. «Il 21 faccio il tampone, ma il risultato – racconta – mi arriva solo il 26 ottobre. Dice che mi hanno riscontrato una “bassa carica virale”. Nessuno dall’Asl mi contatta. Anche il mio medico di famiglia ammette di non sapere come vengono trattati questi casi, comunque mi dice di rimanere in isolamento e di far stare in isolamento anche chi ha avuto contatti con me, cioè mio marito e mio figlio. Il 31 avrei dovuto rifare un tampone».
La lettrice chiama allora l’Asl perché dovranno essere loro a giustificare la sua assenza dal lavoro, ma il numero 055 5454777 è inutilizzabile, “cade subito la linea appena si chiama”. «Mi consigliano di chiamare l’Ufficio d’igiene di Prato, ho due numeri ma non risponde nessuno. Insisto a chiamare numeri dell’Asl di Prato, ma chi risponde mi rinvia ad altri numeri ancora. Alla fine alla Medicina del lavoro qualcuno mi risponde, ma solo per dirmi che non sa cosa si deve fare in questi casi e che mi avrebbe richiamato. Per fortuna dopo poco lo fa, e mi dice che devo rifare subito il tampone per verifica».
La lettrice ha già prenotato il nuovo esame e sta aspettando di eseguirlo. Ma intanto conclude: «Ho speso un giorno intero per sapere cosa dovevo fare. Se mi avessero detto subito qual è la procedura da tenere in questi casi, non avrei avuto problemi. Così invece, è stato terribile».
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