Gioco
Gli ultimi giorni del Creaf Un piano di salvezza con tante incognite
La dirigente della Provincia Rossella Bonciolini ha riferito in aula delle difficoltà di reperire i finanziamenti necessari
PRATO. Continua il processo Creaf, dove sono accusati di bancarotta semplice otto tra politici ed ex amministratori; tra cui l’ultimo amministratore Laura Calciolari, e il sindaco Matteo Biffoni nella sua qualità di ex presidente della Provincia, il suo predecessore Lamberto Gestri, l’ex presidente della società Luca Rinfreschi tutti presenti all’udienza. Ieri sono stati ascoltati come testimoni Rossella Bonciolini, dirigente amministrativo della Provincia di Prato, e l’ex sindaco di Poggio a Caiano Marco Martini. Le domande degli avvocati dei vari imputati alla dirigente della Provincia e quelle poste dal pubblico ministero Lorenzo Boscagli si sono concentrate sulla crisi di liquidità del Centro di ricerca e se Creaf avesse presentato un piano economico finanziario con nuove attività a compensazione delle passività presenti. Ricordiamo che nel 2010 venne introdotta una norma che interrompeva i finanziamenti pubblici a società partecipate con esercizi in perdita. Il prestito totale era di 7,5 milioni di euro e a quel punto venne congelata la tranche di 1 milione e 900 mila euro. «La rata non fu mai pagata – spiega Bonciolini – perché non era tecnicamente possibile la proroga. Chiedemmo un parere (intervenne anche la Corte dei conti) e ci fu risposto che era corretto non aver dato altri soldi e che l’unica eccezione per tenere aperto il canale di finanziamento era data da prestiti finalizzati a investimenti». Il Centro di ricerca che doveva essere un punto di riferimento per il settore tessile, e non solo, aveva già ricevuto dei solleciti per restituire il finanziamento e la Provincia aveva messo delle penali su ritardi e interessi. A questo punto le domande si sono fatte sempre più dettagliate e si sono concentrate se ci fosse stata una versione ufficiale di un piano di rientro.
«La società non ha mai risposto e in questa maniera la questione fu chiusa – continua Bonciolini – la situazione che si veniva a creare poteva essere di un’azione legale da parte della Provincia o richiedere un piano economico finanziario dove si inseriva anche un piano di rientro. Eravamo a un bivio e bisognava capire se la società poteva continuare la sua attività». Sollecitata dagli avvocati. «Arrivò ma mai in maniera ufficiale – chiosa la dirigente – e ipotizzava un finanziamento annuale da parte dell’ente che però non era possibile». –
Vezio Trifoni
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