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Sfruttamento del lavoro e droga Restano in carcere 16 persone

Vezio Trifoni
Sfruttamento del lavoro e droga Restano in carcere 16 persone

Il Tribunale del riesame ha respinto la richiesta dei difensori degli arrestati La soddisfazione della Procura di Prato per l’esito delle due inchieste

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PRATO

Due inchieste con 16 persone a cui era stata emessa l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, la prima per sfruttamento lavorativo e la seconda (con 13 persone coinvolte) per spaccio di eroina. Per tutti, al riesame, la conferma del carcere.

La non scarcerazione è motivo di soddisfazione per il procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi. Le inchieste confermano un sistema Prato strutturato per quanto riguarda lo sfruttamento del personale impiegato in azienda e lo mettono in luce anche per lo spaccio. Le due maxinchieste della procura di Prato sono coordinate dai sostituti Lorenzo Gestri e Vincenzo Nitti per lo sfruttamento del lavoro, mentre quella sui pusher è coordinata dai sostituti Laura Canovai e Massimo Petrocchi. Il riesame ha ritenuto legittime e corrette le richieste e le applicazioni dei provvedimenti cautelari. Sia gli arrestati dalla polizia per lo spaccio di stupefacenti che gli arrestati dai carabinieri per sfruttamento della manodopera ex art. 603 bis rimangono reclusi perché il tribunale del Riesame ha ritenuto di respingere le richieste di scarcerazione o attenuazione della misura presentate dagli avvocati difensori.

Per quanto riguarda l’inchiesta sullo smercio di droga, bloccato dalla polizia, è stato confermato lo spaccio grave anziché quello lieve che non prevede la custodia cautelare. Il tutto è stato possibile, interrompere l’attività dei pusher nigeriani, gambiani e ghanesi, grazie all’intervento della Direzione anticrimine del Servizio centrale operativo della polizia che aveva inviato a Prato agenti che hanno finto di essere dei tossicodipendenti e così hanno documentato l’acquisto di dosi massicce dagli stessi spacciatori ed hanno fatto emergere un sistema di spaccio ampio e ben strutturato diverso da quello di spaccio occasionale e di modesta quantità.

Dall’altra parte la conferma del carcere per 3 cinesi per le condizioni di lavoro cui venivano sottoposti gli addetti di una confezione. Il riesame ha confermato lo “sfruttamento di manodopera in condizioni di bisogno in concorso” di 31 operai, fra i quali una minorenne ed una donna in gravidanza, un uomo con problemi fisici alle gambe, e tredici bengalesi tutti sottoposti a turni di lavoro videosorvegliati non inferiori a 15 ore al giorno in situazioni di sicurezza precarie e condizioni di alloggio degradanti. Senza distacco, per i pasti, dalle postazioni di lavoro, senza riposi o ferie, per una retribuzione mensile variabile tra i quattrocento e i cinquecento euro.

Il riesame ha confermato così la tesi che esiste un sistema Prato organizzato sia per lo sfruttamento lavorativo che per la vendita di droga. —



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