Il Tirreno

Prato

l'epidemia a scuola

Salgono a 12 gli studenti positivi al “Gramsci Keynes”

Maria Lardara
L'istituto Gramsci Keynes
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L'istituto Gramsci Keynes

Quattro classi in quarantena e un centinaio di ragazzi che studiano “a distanza”. Il preside: “Non sono casi connessi tra loro e non c’è focolaio con 1.700 studenti, ma occorre responsabilità da parte di tutti”

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PRATO. La quarantena della classe non si sa quanto durerà. Perché prima la positività emersa tra i banchi era una, poi i casi sono diventati due e infine tre. Non si può certamente parlare di focolaio al Gramsci-Keynes dove tre studenti di una terza in isolamento da sabato sono risultati positivi al tampone. Ma di sicuro la classe è strettamente monitorata dall’Asl perché finora non era mai accaduto che si contagiassero più studenti dentro la stessa aula. Da giovedì 22 al Gramsci – Keynes è in isolamento anche una quinta, per un totale di quattro classi e un centinaio di studenti a casa in didattica a distanza.

«È statisticamente possibile che si verifichi in un istituto con oltre 1.700 studenti – sottolinea il presidente della Provincia Francesco Puggelli – È significativo che questi contagi si originino in ambienti esterni alle scuole, non in classe dove si attuano protocolli severi. Per questo è importante mantenere alta l’attenzione sugli ambienti che frequentano i ragazzi dopo l’orario scolastico per non vanificare tutti gli sforzi compiuti questa estate».

Non c’è giorno in cui non si accerti una positività degli studenti: è capitato al Buzzi, Copernico, Marconi, Dagomari, Cicognini, Rodari, Livi e Brunelleschi. Stavolta tocca al Gramsci-Keynes mentre nelle ultime 24 ore il bollettino dei nuovi contagiati è arrivato quasi a 100. In questo momento il Gramsci-Keynes conta dodici studenti positivi al Covid-19. «Non sono interconnessi fra loro e riguardano indirizzi diversi: la scuola non è veicolo di contagio ma serve un’assunzione di responsabilità di tutti, in primis da parte dei genitori», ammette il preside Stefano Pollini. Il dirigente ha fatto l’una di notte per studiare eventuali "collegamenti" fra studenti contagiati, analizzando la disposizione delle classi piano per piano. «Collegamenti che non esistono - rassicura - Mi appello però ai genitori perché tengano a casa i figli in presenza di sintomi importanti. Giovedì abbiamo dovuto rimandare uno studente, bloccato all’ingresso dal termoscanner: aveva la febbre».

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