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la classifica di legambiente 

Prato non è una città elettrica Ancora troppo smog in strada

Alessandro Formichella
Prato non è una città elettrica Ancora troppo smog in strada

Nonostante il progetto “Urban Jungle”, piantumazione boschiva e boschi verticali, restano insufficienti le politiche attive per la riduzione dell’inquinamento dell’aria 

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PRATO

Troppo smog, poche intenzioni di abbassarlo e Prato va giù nella classifica redatta da Legambiente sulle città italiane che faticano a diminuire l'inquinamento. Non c’è scampo. La freccia è rivolta in basso quando si arriva alla città, anche se alcuni indicatori, come quello sulle piste ciclabili, è più che buono. Il Mez 2020, rapporto sulla mobilità emissioni zero dei maggiori capoluoghi italiani, fotografa una serie di indicatori come l’uso del trasporto pubblico locale, gli spostamenti in bici o a piedi e l’uso di auto o mezzi a idrocarburi. Eccoci. Prato usa ancora troppo l’auto e i mezzi a motore. La città viene a trovarsi nella parte medio-bassa della classifica nazionale, pubblicata in questi giorni.

I criteri usati dal Mez di Legambiente sono primo l’accessibilità, ossia la somma (in percentuale sul totale) degli spostamenti con trasporto pubblico, bici e una stima di quelli in sharing mobility. Secondo, la mobilità emissioni zero che è la somma degli spostamenti ciclopedonali ed elettrici (calcolata come quota dei mezzi pubblici e privati elettrici). Terzo le politiche attive e contingenti per abbassare l’inquinamento : il voto, attribuito da Legambiente, tiene conto del PUMS (stato elaborazione e ambizione del piano urbano sulla mobilità), le aree a pedaggio, il ridisegno dello spazio pubblico, i piani aria e i piani elettrificazione del trasporto locale.

Poi ci sono tutti i dati del rilevamento costante dell’inquinamento dell’aria, delle aree verdi urbane, delle piste ciclabili e sviluppo di politiche ambientali. Insomma, nonostante il progetto “Urban Jungle”, piantumazione boschiva e boschi verticali, Legambiente non ha promosso la città nelle politiche attive per la riduzione degli agenti di inquinamento dell’aria. Forse perché Prato cerca la soluzione più negli effetti che nelle cause dell’inquinamento. E le cause sono ancora quelle di un eccessivo uso dell’auto per gli spostamenti interni al comune, un trasporto pubblico locale non elettrificato, un sistema industriale che privilegia ancora l’uso delle ruote anziché altri mezzi. I dati: per il 65 % degli spostamenti si usa l’auto, per il 7 % scooter e moto, per il 17 % bici o a piedi, per il 10 % l’autobus. Prato non ha tram o bus elettrici, alla data del rilevamento, non ha una metropolitana leggera, ha un bassissimo car sharing. In compenso ha quasi 120mila auto circolanti, oltre 18mila scooter e moto, solo 42 auto elettriche, 24 moto elettriche e 11 autocarri elettrici. Troppo poco. Ha, però, 22 colonnine attive in tutta la provincia per le auto elettriche. Ma ancora, ha soltanto 10 ciclomotori elettrici e 34 quadricicli a corrente alternata. Gli indicatori di inquinamento dell'aria restano negativi, segnando un peggioramento, e il rapporto Mez punta il dito sul Pums, piano urbano di mobilità sostenibile, e sui dati dell'aria. Uno smog troppo alto rispetto ai limiti indicati dall'Organizzazione mondiale della sanità. —



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