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Resa dei conto dentro la Lega “Processo” ai quattro ribelli

p.n.
Resa dei conto dentro la Lega “Processo” ai quattro ribelli

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prato

Siamo alla resa dei conti dentro la Lega, tre settimane dopo il non esaltante risultato ottenuto dal Carroccio in Toscana e a Prato. Quattro dei sei consiglieri comunali leghisti a Prato sono stati chiamati a rapporto un paio di giorni fa dal commissario regionale Daniele Belotti. Si tratta dei “ribelli” Leonardo Soldi, Claudiu Stanasel, Mirko Lafranceschina ed Eva Betti. Chi c’era riferisce che è stato un processo vero e proprio, durato alcune ore, nel corso delle quali ai quattro sono state chieste spiegazioni sulle ultime turbolenze che hanno agitato la Lega a Prato, vale a dire lo scontro plateale tra i quattro e il consigliere comunale Marco Curcio, scontro al quale ultimamente si è sottratta la capogruppo Patrizia Ovattoni.

I quattro accusano Curcio di eccessivo protagonismo, di muoversi in completa autonomia, di non fare squadra. E la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la proposta fatta da Curcio a Matteo Salvini di lanciarsi col paracadute ad Arezzo alla vigilia del suo ultimo comizio a Prato. Proposta accettata ma che poi non si è realizzata (fu il giorno i n cui Salvini venne aggredito a Pontassieve). A far precipitare la situazione non è stata tanto l’iniziativa di Curcio, ma la reazione dei quattro, che il giorno dopo hanno chiesto la sospensione del collega per il solito motivo: vuole fare la prima donna. Il commissario regionale Belotti non l’ha presa bene, perché la lite plateale è arrivata proprio il giorno del comizio di Salvini. A urne ancora calde, i soliti quattro (Betti, Soldi, Stanasel e Lafranceschina) hanno chiesto le dimissioni del commissario provinciale Gabriele Genuino, visto come un corpo estraneo che è stato paracadutato a Prato. Per questo i quattro sono stati convocati da Belotti, che ora, parole sue, «sta valutando». I quattro, spiega, non potrebbero essere espulsi «perché non sono tesserato militanti», ma il commissario regionale medita una «presa di distanza». Quel che è certo è che la guerra è intestina alla Lega. Non sarà facile estromettere quattro consiglieri su sei senza spaccare il partito. —

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