Il Tirreno

Prato

Preziosa stele sequestrata a un commerciante pratese è stata restituita alla Turchia

La riconsegna della stele all'ambasciatore turco
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La riconsegna della stele all'ambasciatore turco

Si è concluso dopo un quarto di secolo il contenzioso intorno a un reperto risalente al III secolo dopo Cristo che era finito in Inghilterra, poi a Monaco di Baviera e infine in riva al Bisenzio

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PRATO. Dopo un contenzioso durato un quarto di secolo l'Italia ha restituito alla Turchia una preziosa stele di marmo proveniente dalla Lidia, regione dell’Anatolia, che oggi, 19 dicembre, è stata consegnata capitano Claudio Mauti, comandante del Nucleo carabinieri Tutela patrimonio culturale di Firenze, a Murat Salim Esenli, Ambasciatore della Repubblica di Turchia in Italia. Si tratta di una stele in lingua greca dedicata ad Apollo Axyros e i due acroteri angolari distinguono l’antico reperto databile al III secolo d.C. delle dimensioni di 52x29,5 cm. E non un reperto qualsiasi, ma una delle prove che in certe zone dell’Anatolia nel terzo secolo dopo Cristo ancora si praticava il culto di Apollo.

Il viaggio della stele proveniente dall’antica Anatolia ha inizio prima del 1987, anno in cui appare in una galleria antiquaria di Zurigo dopo essere stata rubata e portata illegalmente fuori dal territorio della Turchia. Nel 1993 viene venduta a un antiquario aretino per 1.800 sterline da una famosa casa d’aste londinese, descritta in catalogo come “Stele tombale romana”. Il 27 giugno 1995 la sezione di polizia giudiziaria presso la Procura di Prato, nell’ambito di un’attività investigativa finalizzata al contrasto dell’usura, sequestra la stele a casa di un commerciante pratese.

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Secondo i carabinieri, che indagarono il collezionista pratese per ricettazione, la  stele sarebbe stata battuta all’asta in Inghilterra da Sotheby’s, poi sarebbe arrivata a Monaco di Baviera tramite un contrabbandiere ritenuto legato al gruppo terroristico dei “Lupi grigi” e infine in Svizzera alla Numismatic Ancient Art Gallery. Ultima fermata l’Italia, prima ad Arezzo e poi a  Prato, dove è rimasta solo un anno.

Il procedimento penale cadde in prescrizione già nel 2006 ma il gip ordinò la confisca della  stele. E così è iniziato un procedimento civile nel quale la  Turchia ha insistito per la restituzione del reperto. Causa civile che in primo grado, nel 2012, davanti al Tribunale di  Prato, ha dato ragione al collezionista assistito dall’avvocato Lorenzo Baldassini, disponendo la restituzione della  stele, alla quale si è opposto con successo l’avvocato Luca Brachi.

L’eccezionale valore archeologico e la provenienza anatolica sono riconosciuti dai funzionari dell’allora Soprintendenza Archeologica della Toscana: si tratta di un pezzo unico, sia per la provenienza che per l’iscrizione in greco antico che rimanda al culto di Apollo Axyros, elementi non più diffusi in quell’epoca e in quell’area.

Avviata una collaborazione con quel Paese, le autorità turche forniscono due studi pubblicati sulla stele dalla rivista “Epigrafica Anatolica” (nel 1987 e nel 1992), da cui emergono dati interessanti circa il suo rinvenimento avvenuto negli anni Ottanta nel corso di scavi effettuati in un campo turco in prossimità del villaggio di Saricik ad ovest della città di Saittai. Risulta coinvolto negli scavi anche un trafficante turco, che verrà arrestato nel 1998 in Germania a seguito dell’emissione di un mandato di cattura internazionale.

Nel dicembre 2019 la Corte d’Appello Civile di Firenze, in applicazione della Convenzione Unesco del 1970, dispone la restituzione della preziosa stele alla Repubblica di Turchia, custodita fino a quel momento presso il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Firenze.

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