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il caso 

I cinesi tengono i figli a casa: alla Mascagni ne mancano centinaia

m.l.

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Si temeva la “ritirata”, e in parte c’è stata. Certo, le defezioni di alunni ci sono state. Più alla materna che alla primaria (la prima non è scuola dell’obbligo, la seconda sì), molto meno alle medie. Addirittura alle Ser Lapo Mazzei di via del Seminario, gli iscritti in prima media si sono presentati a scuola un’ora e mezza prima, alle 8.30: per loro la campanella doveva suonare alle 10. Una ventina gli alunni cinesi delle Don Milani che non si sono fatti vedere. «Ci prendiamo questa settimana per monitorare le assenze – fa sapere la preside Elisabetta Corvino – poi valuteremo con il Comune le conseguenze». I bimbi cinesi si contano sul palmo della mano alla materna Villa Charitas del centro storico ma è all’istituto Mascagni di San Paolo che le assenze sfiorano il 45%, sia alla materna che alla primaria (si parla di quasi 300 alunni dalle materne alle medie inferiori). All’elementare Borgonuovo si sono formate classi con dieci bambini. Un “vuoto” che pesa considerando che qui gli studenti cinesi rappresentano il 65% di iscritti al comprensivo. Quasi tutti presenti all’appello invece alle medie Buricchi (su 489 alunni ne mancavano 25). L’impressione è che, più piccolo è il bambino, più è scattato l’istinto di protezione dovuto alla paura del contagio. «Il dato significativo – sottolinea la direttrice dei servizi generali e amministrativi Paola Pancini – è che i genitori hanno dato comunicazione formale della loro volontà di non mandare i bambini a scuola, motivandola con la pandemia». Chi ha figli alla primaria ha riferito di voler aspettare un mese, chi alla materna attenderà fino a gennaio. Al Datini solo per dieci alunni cinesi (su 300) il preside Daniele Santagati ha ricevuto un avviso dei genitori: anche loro aspettano per i propri figli, fino alla fine di settembre. —

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