Sicurezza
Pensionato perde una mano e in ospedale gliela riattaccano
Disavventura a lieto fine per un ottantenne pratese che si è gravemente ferito con la motosega mentre stava potando le piante nel suo giardino a Quercianella
prato
La motosega aveva trinciato i tendini, i vasi sanguigni, i tessuti muscolari, il radio. Era rimasta attaccata solo una parte dell’ulna, una sottile sfoglia di osso che poi si è troncata», racconta Antonio Augusti, primario di Ortopedia a Livorno, che lunedì in sala operatoria insieme alla dottoressa Silvia Del Grande ha salvato l’avambraccio e la mano ad un pensionato pratese di 80 anni, rimasto ferito mentre stava potando le piante nel giardino della sua casa di vacanza, in via Falcucci a Quercianella.
«A distanza di quattro giorni la mano è calda, significa che i vasi rimasti irrorano l’arto», continua Augusti.
L’anziano è ancora ricoverato: «Tutti i giorni dobbiamo controllare la situazione per evitare eventi ischemici acuti».
L’intervento, molto complesso, è durato più di 4 ore. Di fatto al pensionato è stato restituito una mano e un polso che sembravano persi. L’operazione è stata condotta dalla dottoressa Del Grande, punto di riferimento al terzo padiglione degli Spedali Riuniti per la chirurgia della mano. «Io ormai faccio l’allenatore-giocatore, ma la mia equipe è in grado di portare avanti tutti gli interventi più difficili», sorride Augusti.
La situazione che si sono trovati davanti gli ortopedici livornesi era disperata: «I denti della motosega avevano mangiato tutto, un’amputazione con perdita di sostanza, che aveva creato un gap, un vuoto di due centimetri nell’avambraccio», continua il primario. Tanto che alla fine la ricostruzione ha portato un accorciamento dell’arto di due centimetri: «Il radio era troppo corto rispetto all’ulna e dunque non abbiamo potuto far altro che accorciarla», spiega Augusti.
Durante l’intervento è stato fondamentale il supporto del chirurgo vascolare dell’equipe di Claudio Invernizzi e dell’anestesista del reparto di Paolo Roncucci. «In un intervento di quasi cinque ore, col paziente che aveva perso molto sangue, devi avere un supporto anestesiologico adeguato – evidenzia Augusti – Noi ce l’abbiamo e questo ci dà la tranquillità per lavorare nella maniera migliore. È stata necessaria anche l’assistenza continua del chirurgo vascolare. L’obiettivo era di salvare la mano e dare una funzionalità almeno alle dita principali, il primo, il secondo e il quinto, e chiaramente al polso».
«Mancavano tutti gli innesti – continua il primario – con i pochi tessuti che erano rimasti abbiamo ricostruito la struttura muscolare e tendinea della parte dorsale».
Poi è stata la volta dell’osteosintesi, vale a dire l’intervento che ha lo scopo di mantenere a contatto i segmenti scheletrici interrotti fino alla formazione e alla consolidazione del callo osseo: «Per adesso abbiamo dovuto fare un’osteosintesi temporanea, visto l’alto rischio di infezione. Successivamente torneremo in sala operatoria per quella definitiva che bloccherà la frattura in modo definitivo». —
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