Il Tirreno

Prato

la vecchia prato 

Un tuffo nel Bisenzio, quando si poteva

Fabrizia Prota
Un tuffo nel Bisenzio, quando si poteva

Il fiume era la piscina per tanti ragazzi negli anni Cinquanta, prima che arrivasse l’inquinamento delle fabbriche

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prato

Un’altra immagine della Prato che fu in arrivo in regalo per i lettori de Il Tirreno. Oggit tocca alla numero 8, quella con le biciclette intorno alla fontana del Bacchino, mentre martedì 25 agosto, sarà la volta della numero 9, una ristampa da collezionare di una nuova foto tratta dall’archivio Ranfagni, lo straordinario racconto della storia della città dal secondo dopoguerra agli anni ’70 impresso negli scatti in bianco e nero del fotografo pratese Alfredo Ranfagni. La foto di martedì è la numero 9 delle 16 scelte da Il Tirreno per far rivivere ai suoi lettori “La vecchia Prato” (questo il nome della raccolta): cartoline da un tempo passato per ricordare o scoprire per la prima volta “come eravamo”. L’immagine ritrae alcuni ragazzi che si tuffano e nuotano allegramente nel fiume Bisenzio. Il tratto di riva è quello che corrisponde all’attuale viale Galilei, tra il ponte Datini e Santa Lucia: sullo sfondo si intravede la villa del Palco e, più indietro, la Valbisenzio, stretta tra la Calvana a destra e il profilo del Monteferrato a sinistra. Sono gli anni ’50 e le acque del fiume sono chiare e limpide. Una situazione che cambierà poco dopo, nello corso del decennio, con la smobilitazione dei lanifici e l’arrivo dei carbonizzi e delle tintorie: un po’ leggenda metropolitana un po’ verità, si dice che tra fine anni ’50 e gli anni ’80 si potesse capire quale sarebbe stato il colore in voga nella prossima stagione della moda guardando quello che assumevano le acque del Bisenzio a causa degli scarichi delle industrie. Prima di tutto ciò, e quando la villeggiatura e le vacanze al mare erano ancora un lusso per pochi (il turismo di massa sarebbe esploso tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60, quelli del boom economico), il Bisenzio, oltre che preziosa risorsa per la città, era anche il luogo dello svago e del divertimento dei pratesi, che nella bella stagione si rinfrescavano lungo le sue rive.

«Il Bisenzio era il palcoscenico dei divertimenti estivi di tutti i ragazzi che trascorrevano ore nelle pozze d’acqua create dalle pescaie o nei canali delle gore – spiega Alessia Cecconi, direttrice della Fondazione Cdse, che al Bisenzio ha dedicato diversi studi –. Tutti i ragazzi, dal più piccolo al più grande, sapevano nuotare con sicurezza: prima nelle piccole pozze confortati dagli alti massi che fuoriuscivano dall’acqua, per poi affrontare le varie pescaie che accompagnavano il corso del Bisenzio, mentre nelle gore si facevano gare di nuoto per varie categorie d’età, a eliminazione, perché più che due per volta non si poteva gareggiare per lo stretto margine delle due sponde». Oltre a divertirsi, nel Bisenzio si lavorava anche: c’erano i renaioli, che raccoglievano la rena per venderla ai muratori come collante, le lavandaie, che lavavano i panni in ginocchio sui sassi, e i pescatori. Mestieri antichi portati via dal tempo. —



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