Sicurezza
Quell’assembramento alla fontana del Bacchino
Prosegue la distribuzione delle foto storiche ai lettori del Tirreno, le immagini messe a disposizione dall’archivio Ranfagni
PRATO
Oggi la settima e domani l’ottava. Stiamo parlando delle foto della “Vecchia Prato” (archivio Ranfagni), che vengono regalate ai lettori che acquistano “Il Tirreno”. Se oggi, come spiegato nell’edizione di ieri, verrà data in omaggio un’immagine scattata in centro negli anni Cinquanta con un vigile vestito di bianco, domani avremo lo scatto di ragazzi e adulti radunati attorno alla fontana del Bacchino, di fronte a Palazzo Pretorio in piazza del Comune, sorpresi e stupefatti per qualcosa che si trova dentro la stessa fontana. Un assembramento che oggi non sarebbe permesso, in tempi di Covid. Qualcuno passa con la bicicletta, è caldo, probabilmente è estate e nella foto dell’archivio Ranfagni si riprende questa scena tutta pratese. Siamo negli anni Sessanta, la canottiera dell’uomo in bicicletta esemplifica la città del lavoro e come ci si spostava in quei giorni.
Il Bacchino di Prato (quello in piazza è una copia) è uno dei simboli storici della città, del centro città anzi. La fontana pubblica venne realizzata tra il 1659 e il 1665 in occasione della proclamazione di Prato quale "città" e di Diocesi (fino al 1653 quest'ultima era limitata soltanto all'interno delle mura cittadine e con il vescovo in comunione con Pistoia). Opera di Ferdinando Tacca, la fontana in bronzo rappresenta da secoli la pratesità del “dentro le mura”, l’acqua che arrivava alla fontana era alimentata dal Condotto reale delle fonti che partiva dalla sorgenti di Carteano e passato il Mercatale arrivava in centro. Dopo aver superato il convento della Pietà e oltrepassato il ponte sul Bisenzio grazie alla spinta data dalla differenza di livello tra la sorgente di Carteano (150 metri circa) e piazza Mercatale (60 metri circa), il Condotto reale una volta entrato in città, portava l’acqua al Bacchino, al “Lavatojo pubblico in prossimità del Tiratojo” e all’abbeveratoio nei pressi di via dei Saponai.
Ferdinando Tacca fu autore tra l'altro del crocefisso bronzeo nel duomo di Prato e il bronzo originale della fontana si trova da anni nella Galleria Comunale del palazzo Pretorio. Vicino al Bacchino nacquero caffè e bar, il più famoso il "Caffè il Bacchino" appunto dove nel secolo scorso si potevano trovare a sedere Banco Tanini, sindaco di Prato fra il 1901 e il 1905, e Giocondo Papi, e più tardi il drammaturgo e scrittore Sem Benelli. Nel secondo dopoguerra anche Curzio Malaparte di tanto in tanto compariva fra i tavoli del Caffè. Sono i ricordi di Urano Corsi, una delle menti più fervide ancor oggi nel ricordo della storia pratese, tanto che menziona la statua del Bacchino e tutto quello che era nato attorno come «il luogo di incontro della buona borghesia pratese, non scevra però di essere presa in giro dai popolani», dice. Proprio Urano Corsi ricorda un breve stornello che a questo proposito recita: "Caffè Bacchino ritrovo di giovani eleganti / Là ci vanno con tuba e con guanti /Con la scusa che i' caffè gli fa male/E lo bevono solo a Natale…". Queste erano le voci che giravano a Prato e le emozioni di un tempo che è stato. —
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