Il Tirreno

Prato

Storie di banchi e di ambulanti in piazza Duomo

di Vezio Trifoni
I banchi degli ambulanti in piazza Duomo (archivio Ranfagni)
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I banchi degli ambulanti in piazza Duomo (archivio Ranfagni)

Fino agli anni Ottanta accanto alla cattedrale di Santo Stefano erano presenti molti venditori, ognuno con la sua storia particolare

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PRATO. Domani, 18 agosto, insieme al Tirreno viene distribuita la quinta foto de “La vecchia Prato”, quella coi bus e le auto in piazza Duomo, mentre mercoledì sarà la volta dei banchi sempre in piazza Duomo. Il cuore di Prato è sempre stato piazza del Duomo sia dal lato religioso che per la parte commerciale. Infatti la piazza aveva un’organizzazione diversa negli anni Sessanta e uno degli aspetti fondamentali erano proprio i banchi del mercato che coprivano tutta l’area adiacente al Duomo.

«I banchi degli ambulanti, in quegli anni ormai da tutti considerati “stanziali” – spiega lo storico della tradizione pratese Urano Corsi – sono stati una tradizione fin da subito dopo guerra. A Prato non si sono mai chiamate bancarelle, ma banchi, al massimo banchi di piazza. Erano disposti sia di fronte alla facciata lato sud del Duomo (quella nella a lato), sia di fronte alla Stella d’Italia. Altri erano in piazza del Pesce, gli ultimi a lasciare il loro posto. Quelli della foto di Ranfagni erano conosciutissimi da tutti i pratesi, non solo di quelli del centro storico, ma per i loro prezzi concorrenziali, avevano anche molti clienti delle periferie e delle frazioni. Fra l’altro, quasi sicuramente le auto parcheggiate dietro erano quasi tutte dei commercianti, e servivano per portare e assortire la merce in vendita. Il banco in primo piano era quello dei Nistri, commercianti vecchio stampo che poi continuarono la vendita nel negozio del Canto del Diavolo (ora pizzeria Vogli’e Turnà), ma uno dei fratelli, Floriano, era più famoso come ciclista; non era un professionista e nemmeno un dilettante, ma saliva le Croci e anche fino a Schignano senza mani, senza mai toccare il manubrio (visto io con tanti amici del vecchio Bar Italia a scortarlo fin davanti alla Maddalena). Accanto al suo banco ce n’era uno che vendeva cinture e borse, era dei Romagnoli che poi aprirono quel bel negozio in via Cimatori, chiuso solo lo scorso anno. Altri banchi davanti alla porta della Cattedrale vendevano camicie, la Giulia mamma di Delfo Dolfi, futuro commerciante che ha vestito mezza Prato. Poi il banco delle borse (i Ridori) e biancheria, ma quello che più appassionava noi bambini e ragazzi era quello della Ida Cappellini, con i giocattoli. Pistole a schizzo per carnevale, trenini e macchinine a molla, piette e l’immancabile Cavallino co’i fischio ne culo. Poi lo lasciò ad un’altra Cappellini, la Wanda che vendeva abbigliamento per bambini. A sera i banchi dovevano essere tolti e riposti in rimesse spesso di fortuna che erano in via Carraia, in via Lanaioli e zone limitrofe. Già a fine anni 80 cominciarono ad assottigliarsi di numero, fino a scomparire completamente».

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