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IL CASO

Imprenditore denuncia: "Noi produttori di mascherine, sedotti e abbandonati"

L'imprenditore Marco Ranaldo (Pointex)
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L'imprenditore Marco Ranaldo (Pointex)

L'imprenditore Marco Ranaldo (Pointex) denuncia il sistema di acquisto da parte degli enti pubblici: "Favoriti gli importatori, così si rinuncia al controllo della produzione"

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PRATO. Sedotti e abbandonati, o se preferite cornuti e mazziati. Così si sentono i produttori italiani di mascherine ora che l’emergenza più acuta è finita e gli enti pubblici hanno ricominciato ad acquistare i dispositivi di protezione individuale tramite bandi, come prima. A farsi portavoce del malumore dei produttori è Marco Ranaldo, amministratore unico della Pointex di Campi Bisenzio e padre del presidente di Confindustria Toscana Alessio Marco Ranaldo. L'imprenditore sostiene che i bandi finiscono per favorire sempre gli importatori a scapito dei produttori. La conseguenza è che gli enti pubblici riescono a spuntare prezzi inferiori ma rinunciano alla possibilità di controllare le fasi di produzione.

"Da qualche settimana, finito il regime di emergenza, tutti gli acquisti degli enti pubblici e della pubblica amministrazione - spiega Ranaldo - vengono nuovamente effettuati mediante dei bandi, cosi come accadeva prima del Covid 19. Essere ammessi a partecipare ad un bando non è cosa facile, servono dei requisiti aziendali specifici ed una serie infinita di documenti e di certificazioni, sia di prodotto che di processo. Prima del Covid 19 non esisteva praticamente più in Italia nessuna produzione nazionale di mascherine, né di altri tipi di indumenti per la protezione individuale disintegrata negli anni dalle importazioni selvagge, specie dal gigante cinese che la faceva da padrone in Italia e nel mondo".

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"Durante il Covid - ricorda Ranaldo - abbiamo avuto modo di verificare sulla nostra pelle che, quando l’Italia ha avuto bisogno di questi materiali e gli stessi materiali servivano anche al paese produttore, nella fattispecie la Cina, ci siamo dovuti arrangiare, perché il materiale non arrivava e se arrivava era di qualità scadente e ci veniva venduto a prezzi strabilianti. In altre parole hanno pensato per sé stessi e quando ci hanno mandato materiale lo hanno fatto speculando vergognosamente sui prezzi e spesso anche sulla qualità. Ci siamo trovati cosí tanto in difficolta che il Governo ha dovuto attivare con urgenza una regolamentazione "in deroga" per attivare in tutta fretta una produzione nazionale che potesse far fronte alla emergenza. Il Governo ha, in mille modi ed in piu riprese, stimolato, incentivato, direi “pregato” chiunque ne avesse avuto la possibilità ad attivare produzioni di mascherine promettendo contributi economici (nel nostro caso mai attivati), ma soprattutto illudendoci che poi, una volta finita la pandemia, avrebbe sostenuto questa nuova industria "del medicale" dandole la possibilità di continuare a fornire la pubblica amministrazione con una attenzione particolare. Cioè ha detto: investite i vostri soldi, riconvertite o ampliate le vostre produzioni velocemente perché esiste un problema contingente, ma non temete il vostro impegno sarà in qualche modo premiato con la possibilità di continuare le produzioni anche dopo la fine della emergenza in quanto non ci vogliamo più trovare, in casi simili, nelle mani di produttori lontani e, aggiungo, senza scrupoli".

Ma non è andata esattamente così. La Pointex ha acquistato macchinari e allestito un capannone per la produzione di mascherine e altri dispositivi di protezione, e ora si vede scavalcata dagli importatori. Importatori dalla Cina, per la precisione.

"I bandi di fornitura che si sono aperti dopo la fine della emergenza - spiega Ranaldo - sono esattamente strutturati come quelli di prima del Covid. Tutti a pro importazione. Tanto che, per esempio, anche l’ultimo bando Estar della scorsa settimana è stato assegnato a 5 aziende importatrici. Neanche una mascherina verra prodotta né in Toscana, né in Italia. Come questo anche altri 4 bandi ai quali abbiamo partecipato nelle ultime due settimane. Tutti possono capire che un materiale prodotto in Cina costa meno di uno prodotto in Italia nel caso specifico la differenza tra le offerte di un produttore ed un importatore non erano superiori al 10/15% , ma quello che tutti non sanno è che, mentre una produzione nazionale può essere controllata in ogni momento della filiera e chi la produce ne è responsabile, una mascherina di importazione non può essere controllata se non mandando gli organi competenti nei luoghi di produzione. Pura fantasia. Sarebbe interessante chiedere agli italiani se preferirebbero comprare una mascherina prodotta in Italia, ad esempio a 0,03/ 0,05 centesimi in più, consapevoli che questo in qualche modo comunque aiuta a sostenere una produzione nazionale, oppure favorire una importazione selvaggia e speculatrice da paesi come la Cina senza nessun controllo efficace della qualità!
Credo che sarebbe opportuno e giusto, per tante ragioni, che la politica e le Istituzioni locali intervenissero su questo tema, verificando e modificando la stesura dei bandi in modo da attribuire alle produzioni nazionali un piccolo bonus, che possa compensare il gap Paese e dia ai produttori nazionali un leggero vantaggio sugli importatori (con tutto il rispetto per gli importatori corretti). Le Imprese che, aderendo agli inviti del Governo, nel momento del bisogno hanno investito in queste produzioni sono deluse, frustrate , arrabbiate ed amareggiate perche ancora una volta si sentono tradite dalle stesse Istituzioni che, ancora una volta , Le hanno prima illuse e poi abbandonate".

 

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