Il Tirreno

Prato

la vecchia prato 

In via del Pesce... una macelleria doc

alessandro formichella
La macelleria Mazzocchi negli anni Cinquanta (Foto Archivio Ranfagni)
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La macelleria Mazzocchi negli anni Cinquanta (Foto Archivio Ranfagni)

Dall’11 agosto in regalo con Il Tirreno le ristampe delel foto dei decenni del dopoguerra tratte dall’Archivio Ranfagni

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PRATO. Da martedì 11 agosto, una foto al giorno della "Prato com'era" viene regalata dal Tirreno ai suoi lettori.

Questa volta siamo in Via Agnolo Firenzuola (più nota ai pratesi come via del Pesce) centro della città, fra via dei Manassei, via Guasti e via Carraia, una signora con la bicicletta si sofferma davanti all'allora macelleria Mazzocchi. Siamo negli anni Cinquanta e la foto dell'archivio Ranfagni racconta questa scena di vita quotidiana pratese, con i cartelli e la carne appesa a 400 lire al chilogrammo, forse carne di pollo, quando il salario mensile di un operaio, fra il '50 e il '55, era salito dalle 24 alle 43 mila lire, un caffè costava 30 lire, un chilo di pane 120 lire. Quasi 70 anni fa era questa la Prato che di lì a poco avrebbe scoperto il boom economico e il lievitare della produzione tessile.

L'allora macelleria Mazzocchi, oggi macelleria Carlesi, ferma la scena della donna che passando con un modello di mobilità che oggi si rincorre con affanno, quello appunto della bicicletta, guarda le carni e i prezzi. Perché dai prezzi, si decideva cosa mettere sul piatto di cena. E che dire di via Agnolo Firenzuola, personaggio ormai disperso nella smemorata routine, nato a Firenze nel 1493 e morto a Prato nel 1543, erudito, letterato e monaco Vallombrosano che fu dispensato dai voti professati, ossia dall'esser monaco, nel 1526. Nel 1534 si stabilì a vivere a Prato e qui scrisse il Dialogo delle bellezze delle donne intitolato "Celso", dedicato «Alle nobili e belle donne pratesi» come egli stesso lasciò a memoria futura. Per tornare alla foto della macelleria Mazzocchi, invece, si noteranno i particolari delle carni messe in mostra su tavolini di legno o sospese all'esterno del negozio. Cose assolutamente impensabili se rapportate ad oggi, eppure la città viveva, cresceva, si sviluppava.

Oggi, l'eredità di quella macelleria si chiama Carlesi, una delle macellerie di carni apprezzate in città, considerata ancora oggi per appetiti e bocche da intenditori. Ma era proprio in quegli anni, gli anni '50, che scompariva la "mortadella pratese" (fatta con un po' di alchermes), per poi riemergere negli ultimi anni come insaccato "glamour" e raffinato.

Prato era nota per la lavorazione delle carni e per la sua cucina, come l'arista arrosto o il papero in umido con i maccheroni al torchio, due piatti profondamente pratesi quanto i sedani col ragù. Oggi, la macelleria Carlesi continua ad essere li, a decine e decine di anni di distanza dalla fotografia, testimonianza di una città di nuovo sotto un processo di cambiamento. E per i pratesi del centro quella carne resta sempre una delle migliori da apprezzare. Scorre così il tempo inesorabile, come nella foto, per riaffermare la storia più recente della città e le sue continue trasformazioni. —

alessandro formichella
 

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