Sicurezza
Quando il Bisenzio era il “mare dei poveri”
Dall’11 agosto in regalo con Il Tirreno le ristampe delle foto dei decenni del dopoguerra tratte dall’Archivio Ranfagni
PRATO. La storia di Prato dal dopoguerra in poi raccontata attraverso migliaia di immagini, tutte in bianco e nero. Noi ne abbiamo scelte 16 e, da martedì 11, ogni martedì, mercoledì, giovedì e venerdì, le regaliamo ai lettori del Tirreno. Ecco “La vecchia Prato”, la raccolta di immagini tratte dall’archivio di Foto Ranfagni, che raccontano, in un percorso che va dalla fine degli anni ’40 agli anni ’70 del secolo scorso i luoghi, i mestieri, gli avvenimenti di una città che, proprio in quegli anni, stava crescendo rapidamente.
Oggi la foto storica, che verrà regalata col Tirreno in versione grande e completa nelle prossime settimane, ci porta al “mare dei pratesi”, che nell’immediato dopoguerra si accontevano del Bisenzio per un tuffo refrigerante. Del resto proprio quest’anno è stata aperta la spiaggia sul fiume di Prato chiamata “Lato B”, anche se nessuno si sogna di tuffarsi in quei pochi centimetri d’acqua di dubbie qualità chimico-organolettiche che scorrono fra i sassi scivolosi. Con il boom economico molti si potevano permettere di andare al mare.
Infatti quando la colonnina di mercurio raggiungeva picchi di 38 gradi il mare era a un’ora di macchina o di treno. Ma se non si aveva nemmeno questa possibilità, ecco il mare in casa. In piscina, quella pubblica di via Roma, oppure, per chi ha più fantasia, nell’acqua pura e fredda dei torrenti della Vallata, gli stessi nei quali in estate si bagnavano i nostri nonni. Percorrendo la statale 325 e seguendo la strada che porta verso Luicciana, voltando lo sguardo verso il fiume, ogni tanto, dove l'acqua del corso principale della nostra provincia crea qualche bozzo, è facile scorgere gruppi di ragazzi ancora intenti a fare il bagno.
All’altezza del “Bozzo degli Altarini”, dove il torrente Carigiola incrocia il corso con il Bisenzio, molti ragazzi prendono il sole sul greto del fiume, per poi bagnarsi di tanto in tanto nell’acqua refrigerante. «Noi ci andiamo spesso - spiega Davide Cioni - siamo un gruppo di ragazzi e ragazze che d'estate ci piace andare a frescheggiare in Carigiola e non siamo soli. Lo facevano i nostri nonni e i nostri padri ora lo facciamo noi è una bella tradizione che vogliamo mantenere».
Ma ancora più vicino a Prato, tra gli anni ’60 e ’70 andava molto di moda Rio Buti (“Riavuti”, nel gergo pratese storpiato), il torrentello che viene giù dalla Calvana e si tuffa nel Bisenzio tra Canneto e Santa Lucia. Non mancava la leggenda del “mostro di Rio Buti”, un animale dalle mille sembianze che molti giuravano di avere intravisto, parente più piccolo, ma ugualmente temibile, del mostro di Lockness in Scozia.
«Non siamo andati in ferie quest’anno perché mio marito lavora – spiega Mariella Lotti – abbiamo approfittato con le amiche di passare una giornata in riva al fiume. Veniamo qua quasi due volte alla settimana, perché l’ambiente è abbastanza pulito, ci sono i tavoli per mangiare decentemente ed i bambini possono fare il bagno. Un pò come facevo io con la mia famiglia e questo è un modo per ricordare i miei genitori e i miei nonni». Insomma, cambiano i tempi ma l’acqua del Bisenzio resta irresistibilmente attrattiva per molti pratesi.
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