Il Tirreno

Prato

la vecchia prato

Inizia dalle corse in moto il viaggio del Tirreno nel nostro passato

Vezio Trifoni
Nella foto dell’archivio Ranfagni, una corsa motociclistica negli anni ’50 in piazza Mercatale
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Nella foto dell’archivio Ranfagni, una corsa motociclistica negli anni ’50 in piazza Mercatale

Dall’11 agosto in regalo con il giornale le ristampe delle foto dei decenni del dopoguerra tratte dall’Archivio Ranfagni

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PRATO. In quell’archivio c’è la storia di Prato dal dopoguerra in poi, raccontata attraverso migliaia di immagini. Tutte, o quasi, in bianco e nero. Noi ne abbiamo scelte 16 e, da martedì 11, ogni martedì, mercoledì, giovedì e venerdì, le regaliamo ai lettori del Tirreno. Ecco “La vecchia Prato”, la raccolta di immagini tratte dall’archivio di Foto Ranfagni, che raccontano, in un percorso che va dalla fine degli anni ’40 agli anni ’70 del secolo scorso i luoghi, i mestieri, gli avvenimenti di una città che, proprio in quegli anni, è rapidamente cresciuta ed ha conosciuto un vero e proprio boom economico e demografico.

Iniziamo da Piazza Mercatale e dal fatto che la piazza nel dopoguerra non era utilizzata solo per il mercato, ma anche per correre in motocilcetta. Siamo negli anni ’50. Per lungo tempo la maggior parte delle competizioni motociclistiche si è svolta su percorsi stradali o su circuiti cittadini. E, se si escludono quelle nate specificamente per correre ai massimi livelli, cioè nei Gran Premi, anche le moto avevano il volto umano dell’officina, in molti casi derivavano da modelli di serie. Poiché i regolamenti lo hanno a lungo permesso, c’erano anche quelle sviluppate per questo tipo di competizioni, più semplici delle Gp ma dotate comunque di una tecnica assai raffinata. Per diversi anni per queste moto c’è stata una classe diversa, in ciascuna cilindrata, per differenziarle da quelle che realmente erano ricavate da modelli destinati al normale impiego stradale. A condurle erano in genere piloti giovani o in possesso di una licenza di livello immediatamente inferiore a quello massimo (con il quale si poteva gareggiare nei Gran Premi). Cioè i “seconda categoria”, che in seguito sarebbero diventati gli Juniores.

Si gareggiava anche su percorsi oggi inimmaginabile pensare a un impiego del genere, se non a piedi o in bicicletta. A Bologna si correva all’interno dei Giardini Margherita e nella salita all’Osservanza. A Roma era famosa la corsa in salita a Monte Mario a Prato una delle piste per motociclisti era proprio Piazza Mercatale che aveva un anello adattissimo per questo tipo di gare

La foto di Ranfagni mette in evidenza come i motociclisti cercavano la massima velocità alzandosi dal sellino per trovare l'aerodinamicità migliore. «Avevo 20 anni a quell'epoca e in molte città si svolgevano gare in auto lungo le strade e a Prato c'era il percorso che passava dalle Svolte di Schignano e tornava in città – spiega Franco Orlandi, appassionato motorista e ex titolare del Bar Magnolfi – era divertente e c'erano i migliori della Toscana e non solo. Una volta mi ricordo che disputarono la gara ma forse non avevano il permesso ed a un certo punto intervenne la municipale per interromperla e mi sembra che gli abbiano fatto anche la multa. Era un'altro mondo e soprattutto c'era uno spirito davvero unico perchè si provavano diverse cilindrate. La passione faceva sì che si corresse anche con mezzi semplicissimi e dal costo estremamente ridotto, come le biciclette dotate di motore ausiliario. Si gareggiava un po’ dappertutto».

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