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La consigliera del Pd «Il Comune faccia di più per le giovani madri»
prato
Il caso del questionario riservato ai vincitori della selezione del Comune per l’assunzione di istruttori amministrativi nel quale si chiedeva alle donne se fossero incinte o madri di figli di meno di un anno di età approda oggi in consiglio comunale, dove la giunta risponderà ai question time della Lega e di Paola Tassi (Pd).
Una vicenda che ha provocato malumori interni anche al partito di maggioranza e sulla quale interviene la consigliera dem Martina Guerrini, in qualità di consigliera, di donna lavoratrice e di mamma.
«Formalmente - fa notare Guerrini - è dopo la sottoscrizione del contratto di lavoro che si perfeziona il tipo di rapporto che consente la richiesta di dati sensibili come quelli richiesti nel questionario».
«La necessaria tutela e sicurezza nei confronti del lavoratore, sorge al momento in cui un aspirante diventa dipendente. Sia nel pubblico che nel privato».
«Ho apprezzato la sensibilità dell’assessore nel comprendere che un errore era stato fatto - concede la consigliera - chiaramente non dall’assessore al personale che non prepara certo i formulari, tra l’altro invariati da anni, ma questi sono i fatti. Una volta che l’assunzione di responsabilità da parte dell’ente c’è stata, il passo successivo sarà modificare il questionario. Al momento risulta essere invariato sul sito del Comune. E anche questi sono i fatti».
Ma secondo Martina Guerrini non è solo una questione di forma: «Le ragazze, le donne, sono quelle che pagano di più il prezzo di una conciliazione tra lavoro e vita familiare. Non lo dico io, lo dicono i dati. L’ispettorato del lavoro ha registrato nel 2019 le dimissioni di oltre 37 mila neomamme. Con il Covid questi numeri sono ancora peggiorati, lunedì prossimo uscirà un Rapporto sul lavoro della Cgil di Prato nella quale tale peggioramento è evidente. Anticipo solo che il 68% dei ricorsi alla cassa integrazione in deroga è richiesto da donne».
«Cosa può fare il Comune? - si chiede la consigliera - Può fare molto. Può promuovere una vera “giustizia riproduttiva”. Parità di genere va a braccetto con parità salariale, ma soprattutto con politiche che facilitino l’accesso ai congedi parentali da parte dei babbi, (e perché non pensare anche a loro nel questionario se la tutela del neogenitore è la ratio?). Il Comune può e deve promuovere politiche che provino a rivedere i tempi della città tenendo conto delle mamme che lavorano, che favoriscano l’accesso ai nidi di tutti i bimbi e a politiche di cura per i nostri anziani. Alleggerire il carico sulle spalle di una donna che lavora, ma anche di un babbo, è un fatto. Un fatto che mi aspetto da un Comune targato centrosinistra. Sulla carta la legge 53 del 2000 negli articoli dal 23 al 28 ne parla con dovizia di particolari, non ci resta che provare a rendere reali tali auspici avanzando proposte concrete nel nostro Comune. Questo momento di confronto non sarà stato inutile se costituirà l’occasione per rilanciare una legge ancora attuale in tema di concertazione sugli orari della città e della pubblica amministrazione in un’ottica di pari opportunità». —
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