Il Tirreno

Prato

Sul parco S. Anna ora sarà decisivo il pronunciamento del Consiglio di Stato

Luca Tronchetti
Sul parco S. Anna ora sarà decisivo il pronunciamento del Consiglio di Stato

L’avvocato di Giovanni Valentini (gruppo Valore di Prato) «Se ci darà ragione il 65% del piano potrà essere attuato»

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/ LUCCA

Spera di ribaltare la sentenza del Tar della Toscana datata 18 gennaio 2017 e sfavorevole al suo cliente - l’architetto Giovanni Valentini del gruppo Valore di Prato - che chiedeva un risarcimento del danno pari a circa 40 milioni di euro per l’azzeramento del progetto denominato Parco S. Anna in viale Einaudi causato, a suo giudizio, dall’inchiesta della procura sulla presunta corruzione nella pubblica amministrazione che provocò un terremoto politico e che oggi, nove anni dopo gli arresti, le denunce e il sequestro di terreni e conti correnti all’immobiliare pratese, è stata definitivamente archiviata dalla Corte di Cassazione.

Giuseppe Toscano, uno dei più noti avvocati italiani di diritto amministrativo, ha da tempo presentato Appello al Consiglio di Stato. In caso di accoglimento delle istanze del legale del professionista pratese, che ritiene del tutto illegittima e immotivata la revoca del piano senza nemmeno passare dal consiglio comunale, ci sarebbero i margini per una trattativa tra l’ex numero uno della Valore Spa (l’immobiliare è stata dichiarata fallita e la vicenda giace in un cassetto del tribunale di Prato e lui nominato curatore) e il Comune di Lucca per una «rivisitazione» del progetto da adottare magari per il 60-65% di quello originale che prevedeva lungo viale Einaudi 200 appartamenti, albergo, ristorante e sala cinematografica: «Nel ricorso al Consiglio di Stato depositeremo anche l’ultimo tassello di un’inchiesta penale che si è rivelata un fiasco totale e che ha, giocoforza, condizionato la pubblica amministrazione nelle scelte già attuate e approvate specie per il Parco S. Anna. La pietra tombale piazzata l’altro giorno dalla Suprema Corte non può essere ignorata. Non mi convince nemmeno il ragionamento della controparte, che rispetto e stimo, legato agli sforamenti urbanistici attraverso le disponibilità residue delle Utoe (Unità Territoriali Omogenee Elementari)per interventi di nuova edificazione di tipo non residenziale. Il problema delle dotazioni volumetriche, affrontato e superato dalla precedente amministrazione, è alla base della sentenza del Tar che contiamo di ribaltare. Una cosa posso dirla senza ombra di smentita: la sentenza della Cassazione, così come anche le altre del Riesame di Firenze, del gup di Lucca e della Corte d’Appello, conferma che Valentini e la Valore avevano il diritto legittimo di ottenere quanto era stato chiesto durante i procedimenti amministrativi che avevano portato poi ad adottare il piano».

Cosa potrebbe accadere se il Consiglio di Stato nel giro di un anno e mezzo dovesse ribaltare il giudizio del Tar e dare ragione alla Valore?

«L’

architetto Valentini ha richiesto un maxirisarcimento calcolato a partire dal valore di 18 milioni e mezzo che la procura aveva dato ai terreni di Sant'Anna quando li aveva sottoposti a sequestro preventivo. Questa cifra base è stata poi moltiplicata per arrivare a "simulare" il guadagno che Valore prevedeva di avere dalla vendita degli immobili, una volta realizzati. Ripeto: per noi il fallimento di Valore spa è stato decretato proprio dalla revoca della variante. Valentini aveva il diritto di ottenere l’approvazione e visto che non si può tornare indietro l’unica possibilità, nel caso di un ribaltamento in secondo grado, è quella di un confronto tra le parti (Valentini e amministrazione) per trovare un’intesa, magari su un intervento meno impattante - come era già stato ventilato in passato dopo le prime sentenze di giudici e tribunali penali - che vada ad incidere per il 65% sul piano originale. Senza un accordo dubito che un qualsiasi comune italiano possa far fronte ad un così onerosa richiesta risarcitoria». Una cifra che porterebbe inevitabilmente il Comune in default. —

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