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Corruzione, dopo 9 anni la Cassazione mette una pietra tombale sull’inchiesta
Non dovevano essere sequestrate le quote alla Valore di Prato. Assolti dalle accuse Valentini, Ferro, Tani, Ruggi e Doroni
/ LUCCA
Adesso è davvero finita. La quinta sezione delle Suprema Corte ha sancito la totale inammissibilità del ricorso presentato il 4 marzo scorso del Procuratore Generale di Corte d’Appello avverso alla sentenza di assoluzione sull’inchiesta per la presunta corruzione nella pubblica amministrazione in relazione a due interventi urbanistici (Parco S. Anna e stadio Porta Elisa) che coinvolse politici, dirigenti comunali, professionisti, amministratori di società partecipate e imprenditori. Nove anni, un mese e 8 giorni da quel 15 giugno 2011 - che provocò un terremoto politico in città con l’arresto di alcuni protagonisti della vita pubblica (finiti in carcere, ai domiciliari o semplicemente indagati) - la Cassazione ha messo la pietra tombale a una vicenda su cui si erano pronunciati allo stesso modo il tribunale del Riesame di Firenze, venti giorni dopo l’applicazione delle misure custodiali, il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Lucca, il 25 febbraio 2015 con rito abbreviato, e la seconda sezione della Corte d’Appello di Firenze il 2 aprile 2019. Assoluzione per l’architetto Giovanni Valentini, responsabile della Valore di Prato (difeso dall’avvocato Giulia Padovani e dal professor Tullio Padovani); il dirigente comunale Maurizio Tani (assistito dall’avvocato Carlo Di Bugno e dal professor Carlo Marzaduri); l’ingegner Andrea Ferro (tutelato dagli avvocati Stefano Dal Corso e Luigi Velani); il professionista socio dello studio tecnico Chiari, Luca Antonio Ruggi (rappresentato dall’avvocato Maurizio Campo); l’ex vice presidente di Sistema Ambiente, Sauro Doroni (unico a non aver subito provvedimenti restrittivi della libertà personale e garantito in giudizio dall’avvocato Riccardo Carloni). Non solo questi professionisti, funzionari pubblici o amministratori in tutti i gradi di giudizio sono risultati estranei alle accuse, ma per i giudici la Valore spa - rappresentata in giudizio dal legale Francesco Marenghi - indagata come persona giuridica viene assolta dall’illecito amministrativo. Non avrebbe dovuto subire quel sequestro di beni e capitali per un importo superiore ai 18 milioni e che nel corso del tempo avrebbe portato la società al depauperamento e alla successiva declaratoria fallimentare.
LE CONTESTAZIONI
Tre anni e mezzo d’indagine, decine di faldoni, migliaia di documenti, intercettazioni telefoniche e ambientali non hanno portato a nulla. Nessuna prova decisiva per condannare gli indagati per corruzione. Un capitolo che si chiude, ma che resterà, giocoforza, una ferita aperta. Perchè per il gup lucchese, i giudici fiorentini e quelli romani non ci fu alcuna «cricca» nata per favorire operazioni immobiliari della Valore spa, dietro pagamento di tangenti sotto forma di incarichi professionali. È mancata, comunque si voglia guardare la vicenda, «la prova regina», la cosiddetta «pistola fumante» che potesse giustificare le misure cautelari che nel giugno 2011 furono chieste dal pm e concesse dal gip. Amare le considerazioni degli avvocati Tullio e Giulia Padovani e Francesco Marenghi: «Una giustizia ritardata è sempre una giustizia denegata. Questa vicenda ne costituisce uno degli esempi più eclatanti dopo anni di processi che hanno straziato inutilmente l’esistenza professionale e umana degli imputati e della società Valore. Tanto erano inconsistenti le gravissime accuse elevate che tutti i giudici di merito occupatisi della vicenda hanno assolto gli imputati e la Suprema Corte, chiamata a giudicare sulla vicenda 5 volte (tra fase cautelare e giudizio) ha sempre certificato la correttezza di tale esito. Nel frattempo sono trascorsi 9 anni che hanno segnato le vite degli imputati e della Valore oggi giacente in un fascicolo del tribunale fallimentare di Prato. La Giustizia ha fatto il suo corso?».
CONSIGLIO DI STATO
Una sentenza che potrebbe rimescolare le carte sul piano amministrativo. Nel contenzioso tra l’architetto Giovanni Valentini (difeso dall’avvocato Giuseppe Toscano) e il Comune di Lucca (assistito dall’amministrativista Giuseppe Morbidelli) per il risarcimento del danno subito dalla Valore spa, in seguito alla revoca della variante del progetto per il parco di S. Anna di viale Einaudi, in primo grado il Tar Toscana aveva respinto il ricorso ritenendo legittimo il provvedimento adottato dal Comune. Il legale di Valentini ha presentato appello al Consiglio di Stato che, in considerazione della sentenza definitiva della Cassazione, se venisse accolto farebbe scattare un risarcimento che supera abbondantemente i 35-40 milioni di euro. Una cifra che porterebbe inevitabilmente il Comune in default. —
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