Il Tirreno

Prato

la relazione della Dia

La mafia, una piovra silenziosa che non uccide ma investe

Francesco Albonetti
La Dia indaga sulla presenza della mafia nel nostro territorio
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La Dia indaga sulla presenza della mafia nel nostro territorio

Prato, lultimo bilancio dell’attività della Dia conferma una presenza molto diversificata in città: dall’azione delle tradizionali “famiglie” alla criminalità organizzata cinese

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PRATO. Una presenza silenziosa, che non uccide o lo fa molto raramente. Ma subdola e massiccia. È quella della mafia,e più in generale della criminalità organizzata, in Toscana, con Prato ormai da qualche anno saldamente fra i primi posti. È quanto emerge dalla relazione della Direzione Investigativa Antimafia relativa al secondo semestre 2019, che dedica un lungo capitolo alla regionale e una parte consistente anche a Prato. Criminalità organizzata importata ormai da anni dalle “famiglie” tradizionali della mafia siciliana, della N’drangheta e della Camorra. Ma anche le azioni criminose dei più recenti sodalizi cinesi, dell’est Europa e del nord-Africa, ciascuno con i suoi specifici campi di azione. «Le mafie non ricorrono a manifestazioni eclatanti: omicidi, attentati oggi non fanno parte della loro strategia» che, invece, «si realizza con l’acquisizione di settori economici sempre più importanti». Così il procuratore distrettualeantimafia di Firenze, Giuseppe Creazzo, si era espresso, il 10 ottobre 2019.

Alberghi, ristoranti, attività immo-biliari, commercio all’ingrosso, costruzioni, attività manifatturiere ed edili, terreni agricoli, appartamenti, ville, fabbricati industriali, negozi, sono solo alcune tra le tipologie di beni sottratti alle mafie in Toscana, concentrati, seguendo un ordine quantitativo decrescente, nelle province di Lucca, Firenze, Arezzo, Pisa, Livorno, Pistoia, Prato, Massa Carrara, Siena e Grosseto
Per quanto riguarda la provincia di Prato, si legge sul rapporto della Dia, «l’operatività di soggetti appartenenti a Cosa Nostra è emersa nell’ambito dell’operazione “Golden wood”, eseguita dalla Guardia di finanza all’inizio del 2020, relativa ad un consistente flusso di denaro proveniente dalla Sicilia, alimentato dai proventi della famiglia palermitana di Corso dei Mille, e riciclato attraverso imprese, per lo più inesistenti, operanti nel commercio di pallets». per quanto riguarda la camorra, «si colloca, all’inizio del 2019, l’avvio a Firenze, del processo, che vede ben 52 imputati legati al clan Terracciano, rinviati a giudizio, nell’ambito di un’inchiesta, coordinata dalla Dda di Firenze, per una serie di episodi criminali a connotazione mafiosa riferibili all’area pratese». Nella provincia di Prato - rileva la Dia - è presente la criminalità cinese, che è diventata “toscana” nella misura in cui ha trovato nell’area «un proprio identificativo territoriale, gestendovi importanti giri di affari illegali, legati sotutto all’imprenditoria tessile e dell’abbigliamento, nonché ai settori del gioco e delle scommesse clandestine, cui si ritiene possano essere ricondotte anche ipotesi di riciclaggio». La connivenza tra alcuni elementi dell’imprenditoria locale e la criminalità cinese, riporta la relazione, è emersa nell’ambito dell’operazione “Prato Waste” del 30 luglio 2019, nel cui ambito la Polizia municipale ha eseguito nella provincia di Prato un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 4 imprenditori italiani e 2 cinesi, ritenuti responsabili di smaltimento illegale di scarti tessili non pericolosi presso siti di stoccaggio individuati in varie regioni del territorio italiano e all’estero, attraverso spedizioni transfrontaliere (in Africa). —
 

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