Il dolore
Il grido di dolore dei commercianti: «Non ci protestate altrimenti è la fine»
Chiedono di posticipare al 31 agosto anche gli assegni emessi prima del 9 aprile: «Servono risposte urgenti»
PRATO. Il comitato Commercianti Uniti ha manifestato a Siena per chiedere al Governo di inserire tra i pagamenti concordati al 31 agosto anche quelli emessi prima del 9 aprile. «Sarebbe un disastro e la chiusura di tante attività se non ci danno questa proroga – spiega Riccardo Petrucci del negozio Abbigliamento Cioni – a marzo, prima dell’emergenza Covid, la maggior parte delle attività avevano concordato il pagamento dei capi primaverili con scadenza a fine giugno, termine che per molti adesso non può più essere rispettato per la mancanza di liquidità dovuta alla chiusura forzata. Il Governo con il decreto liquidità ha posticipato al 31 agosto tutti gli assegni in scadenza fra giugno e luglio che però abbiano una data posteriore al 9 aprile, giorno di uscita del primo Dpcm. Una decisione che non salvaguarda molti commercianti tra i quali molti negozi della nostra città».
«Abbiamo perso la stagione delle cerimonie – spiega Lisa Salvatore, titolare di Posh Vaiano e membro del consiglio direttivo Comitato Commercianti Uniti – Gli abiti sono stati acquistati a fine marzo e con i fornitori è stato concordato il pagamento a 90 giorni, prassi consolidata che ovviamente non poteva prevedere l’emergenza sanitaria che ci ha costretti a rimanere chiusi per tre mesi. Ora rischiamo il protesto ed è sicuramente un lusso che non ci possiamo permettere, sarebbe la fine delle nostre attività». E intanto le vendite non decollano.
«Molte famiglie hanno difficoltà economiche – spiega Riccardo Petrucci – e quindi preferiscono non spendere, qualche eccezione viene fatta per i bambini che crescendo hanno bisogno di vestiti. Dobbiamo saldare le fatture ai nostri fornitori, ma gli incassi sono esigui. Tra i miei clienti ho in programma solo tre matrimoni per settembre, gli altri anni la media era di tre al giorno. Parliamo chiaro, la posticipazione dei titoli sarebbe solo una boccata d’ossigeno. Il nostro fatturato è in calo di oltre il 30% con nubi sempre più scure».
Anche lo slittamento dei saldi ad agosto non risolverà la situazione. «Eravamo riusciti a ottenere uno slittamento ad agosto – commenta Salvatore – ma purtroppo quest’anno la stagione è stata molto breve. Ci sono anche colleghi che hanno già iniziato a scontare la merce, ma i risultati, oltre alla scorrettezza, non sono esaltanti. È chiaro che se arrivassero i protesti per molti negozi sarebbe una caporetto – conclude Petrucci – e ancora più cupe sono le previsioni per la stagione invernale, che comunque è già stata ordinata a febbraio e quindi avremo il problema di tutti i pagamenti che si accumuleranno. Inoltre la collezione primavera estate 2021 nessuno l’ha ancora presentata. È davvero un momento buio e solo con aiuti veri possiamo superare questo trapasso.
Da parte sua, il presidente provinciale della Confesercenti, Mauro Lassi, ricorda come Confesercenti di Prato ha sin dall’inizio concordato con la protesta e con le richieste di questi commercianti sollecitando risposte e attirando l’attenzione dei vertici nazionali. «Gli imprenditori – sottolinea Lassi – mettono nella loro attività tutti loro stessi, investendo decine e decine di migliaia di euro personali, sabati domenica feste sempre al lavoro sacrificando la famiglia e tutti gli altri interessi. Lo hanno fatto e lo fanno volentieri perché il lavoro è la loro vita, ed oggi solo pensare che per motivi non dipendenti dalla loro capacità o incapacità imprenditoriale si debbano trovare a chiudere con infamia, perché i titoli di credito protestati non gli consentiranno di avere rapporti bancari nel futuro, è intollerabile. Servono risposte urgenti. La chiusura di un’attività non è solo un danno economico, ma anche un danno psicologico, che può pure sfociare in un atto estremo. È la cancellazione della dignità dell’uomo e del suo futuro».
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