Toscana
Veronesi: "Io perseguitato dalla fortuna, e i miei libri sono migliori di me"
La serata col vincitore del Premio Strega al Castello dell'Imperatore, che cita Flaiano e racconta il suo difficile rapporto col dolore
PRATO. Sandro Veronesi cita Flaiano e si sente perseguitato dalla fortuna, nell’anno in cui ha vinto il secondo Premio Strega col suo “Il colibrì”. Perseguitato dalla fortuna e capace di scrivere un romanzo - come lui stesso ha detto durante la serata al Castello dell’Imperatore, dove ha ricevuto dal sindaco Biffoni il Gigliato d’Oro - molto migliore di lui stesso. Un libro dove Veronesi affronta il dolore fino a un limite che non aveva mai avuto il coraggio di affrontare. «Ho ripulito la cantina dove c’erano gli avanzi degli altri romanzi - ha provato a spiegare, intervistato da Stefano Coppini per la rassegna “Libri d’Italia - C’erano gli avanzi di Caos Calmo, di XY, de La forza del passato. Sì, nel Colibrì c’è quel dolore che in “Caos calmo” era rimasto in una bolla e sono andato a riprenderlo».
Uno sforzo enorme per chi, come Veronesi, col dolore ha un rapporto difficile. Ha raccontato, scherzando ma anche no, che da bambino non riusciva a finire di vedere “La carica dei 101” perché andava sempre via quando rapivano i cuccioli. E lo stesso gli è capitato quando ha letto “Bambini nel tempo” di McEwan, quando il protagonista perde la figlia all’inizio del libro.
Ma ci ha provato ugualmente e a giudicare dai risultati evidentemente ci è riuscito, anche se non è stato facile. Ha raccontato di quando di notte si svegliava e svegliava la moglie, dicendole di trovarsi un lavoro meglio pagato, perché lui dal giorno dopo non sarebbe più stato uno scrittore («per tanto tempo sono stato sullo sgrimolo»). Pensava di non finirlo, questo Colibrì, raccontato con tanti salti di tempo da un decennio all’altro. Poi ha deciso che avrebbe scritto «come gli pareva», ha rischiato il disastro ma poi il romanzo ha preso il sopravvento. «Distruggere la prepotenza del tempo lineare l’ho sentito come un dovere verso il lettore per rendere più sopportabile il dolore». «Sono i libri ad aver vinto lo Strega - giura Veronesi - Libri che sono molto migliori di me». E sembra che ci creda davvero.
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