Il Tirreno

Prato

LA MEMORIA 

Tre appassionati riscoprono la grotta di Curzio Malaparte

V.T.
Tre appassionati riscoprono la grotta di Curzio Malaparte

Ne “Le avventure di un capitano di sventura” lo scrittore immaginava un anfratto sul Monteferrato che dava accesso all’inferno: ci si potrà entrare

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Sarà un fine settimana dedicato a Malaparte grazie all’associazione Curzio Malaparte pratese nel mondo. Da domani a domenica il giornalista, scrittore, militare, poeta e saggista pratese sarà al centro dell’attenzione con tre giorni sulle orme di Malaparte. Domani alle 21 alla Casa del Popolo di Coiano verrà proiettato il film La pelle di Liliana Cavani poi sabato alle 10 inaugurazione della Grotta Malaparte a Galceti e domenica alle 9 la commemorazione della morte di Malaparte presso il Mausoleo di Spazzavento. «Tutto nasce per caso e perché il comune di Prato ha dedicato una strada a Malaparte nella zona di Galcetello Nord che costeggia il torrente Bardena – spiega il presidente dell’associazione Walter Bernardi – Senza saperlo, era stata fatta una scelta azzeccata, perché Galceti è stato, insieme a Coiano e Santa Lucia, alle Sacca e Spazzavento, a San Rocco e Bachilloni, uno dei luoghi più vicini al cuore di uno dei pratesi più famosi nel mondo, dove aveva ambientato alcuni dei suoi racconti più belli. Insieme a Mario Barbacci della Casa del popolo di Coiano e a Mattia Crisci, l’artista che ha creato la targa abbiamo creato questa piccola rassegna con la creazione della grotta di Malaparte dove sarà posizionata una targa che si inserisce perfettamente nel marmo verde del Monteferrato Abbiamo ripulito tutta la grotta grazie ai volontari del Centro di scienze naturali di Galceti capeggiati da Mario Vignolini e all’associazione Acquerino Cantagallo con in testa il presidente Daniele Mengoni. Hanno fatto un lavoro eccezionale, con una dedizione assoluta. Non è facile trovare gente così appassionata».

«Alcuni appassionati - spiega ancora Bernardi - hanno voluto rileggere tutte le sue opere e hanno rimesso insieme alcuni testi dimenticati, come Le avventure di un capitano di sventura (1927), Toscana immaginaria (1936), Giochi davanti all’Inferno (1937), Il dorato sole dell’Inferno etrusco (1956), oltre naturalmente a Maledetti Toscani (1957), che raccontano una storia che merita di essere riscoperta dai pratesi. Com’è noto, Malaparte era per metà “lanzichenecco” per via del padre tedesco e per metà italiano per via della madre lombarda, ma si sentiva toscano, meglio etrusco, perché aveva respirato fin da bambino l’aria di Prato e studiato Omero e Dante al Cicognini. Per questo si era immaginato una sua personale mitologia del popolo etrusco, della sua religione, della sua mentalità e della sua arte».

Proprio Dante è ispirazione di Malaparte e certi versi fanno capire come il poeta e scrittore è legato ai suoi luoghi: “La memoria dei pratesi vuole che per la strada di Figline si scenda all’Inferno. Dante è passato di lì, lungo la Bardena: la selva selvaggia è la pineta di Galceti(Le avventure di un capitano di sventura, ndr). Alcuni anni or sono un barrocciaio di Coiano, che io ho visto e conosciuto da vicino, entrò una volta in una cava di marmo verde abbandonata da secoli, proprio sotto la terza gobba del Monferrato, presso Figline, e n’uscì col viso bruciato, mezzo cieco e sordo, ammutolito dallo spavento. Si chiamava Agenore. Dal suo cappello, trovato sotto un sasso all’entrata di una cava di marmo verde, in fondo alla pineta di Galceti, si capì ch’era sceso all’Inferno, tutto vestito e con i piedi nelle scarpe, come Orfeo. Anch’io mi metterò un giorno per la strada di Figline e scenderò vivo all’Inferno”. Ora la Grotta di Malaparte raccontata da Dante diventa realtà. — V.T.

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