Il Tirreno

Prato

l’inchiesta 

La ’ndrangheta punta ai fondi per il Covid Maxi-frode fiscale

Tra gli arrestati c’è anche un imprenditore cinese di Prato accusato di aver aiutato una cosca a riciclare il denaro

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Con le società create per evadere l’Iva e riciclare i soldi della’ndrangheta hanno anche incassato 60mila euro di fondi covid. La gran parte, 45 mila euro, sono stati ottenuti dalla Clessidra White srl, società con sede a Milano intestata a un prestanome, ma di fatto gestita da Francesco Maida, legato al clan capeggiato da Lino Greco di San Mauro Marchesato, in provincia di Crotone.

Le indagini del Gico della guardia di finanza hanno portato ieri all’arresto di otto persone (quattro in carcere e quattro ai domiciliari, oltre a due obblighi di presentazione alla pg) e al sequestro preventivo di 7 milioni e mezzo di euro tra disponibilità finanziarie, quote di partecipazione alle società, auto e moto. Tra gli arrestati c’è anche un cinese, Zhang Yu, noto a tutti come Valerio, residente a Prato, a cui gli uomini del clan bonificavano in Cina il denaro che poi lui restituiva cash, secondo le accuse, per garantire sempre liquidità alla cosca.

L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano, coordinata dal procuratore aggiunto Alessandra Dolci e dal sostituto Bruna Albertini, ha permesso di scoprire un’associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alla frode fiscale, all’autoriciclaggio e alla bancarotta fraudolenta.

Le indagini hanno svelato «una complessa frode all’Iva nel settore del commercio di acciaio», scrive il procuratore Francesco Greco in una nota: con fatture false e attraverso società «cartiere» e «filtro», anche all’estero, intestate a prestanome. Le imprese erano di fatto gestite da affiliati al clan Greco, una «cosca federata» a quella di Cutro che fa capo a Grande Aracri. Agli arrestati è stato contestato anche l’autoriciclaggio per mezzo milione di euro attraverso conti anche in Inghilterra e Bulgaria.

In base alla ricostruzione tracciata dalle analisi finanziaria della guardia di finanza, oltre mezzo milione di euro proveniente da una delle società inserite nello schema di frode è stato bonificato su conti correnti di banche del Dragone, a disposizione del cinese residente a Prato. In questo modo i componenti dell'organizzazione, sempre secondo la ricostruzione della Procura milanese, drenavano fondi delle società sotto indagine, e il faccendiere cinese riusciva a inviare somme di provenienza illecita nella madrepatria, come non avrebbe potuto fare altrimenti tramite i canali legali. L’investigazione, condotta dal Gico e dal Nucleo di Polizia Economico finanziaria delle fiamme gialle milanesi, come detto, ha portato complessivamente a 8 arresti e al sequestro di 7,5 milioni di euro di beni.

Negli anni scorsi un’altra grande inchiesta si era occupata del trasferimento dei fonti dall’Italia alla Cina, quella che si concentrò sui money transfer, con decine di indagati (il processo si è poi arenato a Firenze). Ma in quel caso non furono ipotizzati legami con la criminalità organizzata. In gran parte il flusso di denaro serviva ad acquistare partite di tessuti senza lasciare tracce, che poi venivano rivenduti al nero con una ingente evasione fiscale. —

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di Redazione web