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la città del futuro 

Boschi verticali sugli uffici e sulle case Ecco la Prato futuribile di “Urban Jungle”

maria lardara
Boschi verticali sugli uffici e sulle case Ecco la Prato futuribile di “Urban Jungle”

Presentato il progetto dell’architetto Stefano Boeri e del professor Stefano Mancuso: investimento da 4 milioni di euro

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prato

La bambina sfreccia con il monopattino nel cortile. Il babbo tiene in collo la figlia piccola cui indica una cascata di aceri e ontani sulla facciata del palazzo. Una coppia di anziani passeggia con gli occhi all’insù, compiaciuti per quella “giungla” che fa bella le loro case. Presenze umane che fanno capolino nei rendering della Prato che sarà nel 2022, realizzato dallo studio Stefano Boeri Architetti. Non uno qualunque. Boeri è uno degli architetti più famosi al mondo, è il pioniere dei “boschi verticali” a Milano e fuori dall’Italia. Ed è uno innamorato di Prato, della sua vocazione contemporanea, del suo ruolo di apripista di tanti cambiamenti: dal distretto tessile alla città multietnica passando per il laboratorio teatrale di Ronconi.

Quello che Stefano Boeri ha immaginato per Prato è un altro cambiamento di dimensione epocale. Con i suoi rendering l’architetto va in via Turchia, zona di case popolari (sono 152) abitate da oltre 500 persone che cambierà pelle grazie al progetto “Prato Urban Jungle”: ieri sera la presentazione al Centro Pecci. Un progetto da quasi 4 milioni di euro finanziato con fondi comunitari che nel giro di due anni porterà a realizzare nella città tessile la prima giungla urbana al mondo. No, non ci sono altri precedenti. In questo progetto s’inserisce la startup Pnat fondata dal professor Stefano Mancuso, direttore del Linv che è il laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale dell’università di Firenze. Architetto e scienziato vanno a braccetto per trasformare Prato nella capitale europea della forestazione urbana degli edifici, per una città più sostenibile e vivibile. Che poi è il credo dell’assessore all’urbanistica Valerio Barberis, l’anno scorso confermato nella giunta Biffoni bis.

Le giungle urbane rappresentano dunque l’ulteriore tassello di una rivoluzione verde che mira a riutilizzare gli spazi esistenti evitando consumo di suolo. Così una zona di case popolari tornerà a respirare grazie a una serra idroponica dove verranno prodotti ortaggi e grazie ai pergolati al posto dei parcheggi di asfalto. A pochi chilometri, il quartier generale del gruppo Estra sarà inondato da una vera e propria macchia mediterranea fatta di piantine autoctone come alloro, salvia e rosmarino. Questo edificio per uffici che guarda verso l’arteria della Declassata, trafficata da qualcosa come cinquantamila mezzi al giorno, è stato scelto come un’altra pilota di “Prato Urban Jungle”: quattromila metri quadrati di pareti green per ripulire l’aria dal traffico nel quartiere del Soccorso. Il terzo sito pilota è nella zona di Chinatown, dove il Comune ha da poco concluso i lavori per recuperare un mercato coperto dalle ceneri di un capannone tessile in disuso. Per l’antica fabbrica Forti la squadra del professor Mancuso ha studiato una serra di piante tropicali che riprodurrà una “fabbrica d’aria” in mezzo ai banchi dei produttori agricoli. E anche gli esterni del capannone saranno foderati di verde.

Il lancio di Prato Urban Jungle era avvenuto a febbraio insieme a tutti i partner coinvolti: oltre a Pnat, figurano l’istituto di bioeconomia del Cnr, Estracom, Treedom, Greenapes, Legambiente. Al via i lavori nella primavera del 2021 per terminare nel gennaio 2022. Nel frattempo, nei tre siti sono stati installati 32 sensori per misurare la qualità dell’aria. Da dove arriva la “materia prima” delle giungle urbane? Non bisogna andare troppo lontano per far arrivare piante e arbusti: il distretto vivaistico di Pistoia è a due passi. —

maria lardara

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