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Colpo alla mafia dei pancali Sequestri per 38,6 milioni

matteo leoni
Colpo alla mafia dei pancali Sequestri per 38,6 milioni

Il Tribunale colpisce i profitti realizzati a favore della famiglia di Corso dei Mille A Prato il provvedimento interessa un fondo che ospita un bar in via Siena

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Prosegue la lotta alle infiltrazioni di Cosa Nostra in Toscana. Dopo gli arresti dello scorso febbraio nei confronti di 12 esponenti della cosiddetta “mafia dei pancali”, vicina al clan dei Tagliavia che riciclava denaro alimentando le ditte attive nel commercio dei pallets, soprattutto a Prato e a Firenze, ieri la guardia di finanza di Prato ha assestato un altro duro colpo al presunto gruppo criminale, sequestrando beni per 38,6 milioni di euro nei confronti di numerosi suoi esponenti. I sequestri, che rappresentano la seconda parte dell’inchiesta Golden Wood condotta dal pm della Dda di Firenze Giuseppina Mione, sono stati disposti dal tribunale di Firenze per equivalente del profitto conseguito col riciclaggio. A Prato i sigilli sono scattati per l’immobile che ospita un bar in via Siena, la cui gestione è estranea alla vicenda. Si tratta di un locale di quasi cento metri quadrati, che dal 2019 è di proprietà di Giulia Rotolo, residente a Campi Bisenzio, indagata nell’inchiesta, finita nel febbraio scorso ai domiciliari insieme al fratello Vincenzo e al padre Filippo, originario di Palermo. Nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze contestate l’associazione a delinquere finalizzata a riciclaggio, autoriciclaggio, emissione di fatture per operazioni inesistenti, nonché reati di intestazione fittizia di beni, contraffazione di documenti di identità e sostituzione di persona. Il sodalizio riciclava nel commercio dei pallets proventi degli affari criminali della “famiglia mafiosa di Corso dei Mille” di Palermo, capeggiata da Pietro Tagliavia, condannato con sentenza irrevocabile per il reato di associazione mafiosa, figlio di Francesco Tagliavia, condannato all’ergastolo per le stragi di via d’Amelio a Palermo e via de’ Georgofili a Firenze. L’associazione a delinquere avrebbe immesso nel circuito economico denaro di provenienza illecita attraverso le creazione di una galassia di 33 imprese con sedi in tutta Italia, in particolare in Toscana, Sicilia e Lazio, tutte aventi per oggetto sociale il commercio dei pallets, le pedane in legno usate per il trasporto e la movimentazione di materiale. Le fatture inesistenti venivano emesse sia tra aziende interne al gruppo criminale, sia a favore di aziende ad esso estranee, che usufruendo del servizio illegale si garantivano vantaggi fiscali. Le imprese “sane” versavano tramite bonifico alle cartiere facenti capo al gruppo criminale il corrispettivo degli importi falsamente fatturati (per consegne di pallets mai avvenute), che poi veniva restituito in contanti, decurtato del 10%. Lo scopo del sodalizio illecito era, dunque, riciclare, ostacolando l’identificazione della provenienza delittuosa, i proventi criminali della famiglia mafiosa di Corso dei Mille di Palermo, capeggiata da Pietro Tagliavia. Oltre che per l’immobile di via Siena a Prato, i sequestri ieri sono scattati per altri 8 immobili, tra cui una villa di lusso sulla riviera romagnola, una villetta sulla costa palermitana, due appartamenti sulla riviera ligure di Ponente, due terreni agricoli nel palermitano. Sequestrati anche 8 autoveicoli, una moto, 22 rapporti finanziari per un valore di 1,2 milioni di euro, 200 mila euro in contanti e quattro imprese del settore del commercio all’ingrosso di imballaggi. —

matteo leoni

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