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Matteini: «Rischiamo di perdere duemila posti di lavoro»

m.l.
Matteini: «Rischiamo di perdere duemila posti di lavoro»

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Più che una separazione fu un divorzio. Ma come nelle più grandi storie d’amore, i ritorni di fiamma sono possibili. Un riavvicinamento, quello a Confindustria Toscana Nord, che il Gruppo Colle sta prendendo in seria considerazione. Era il settembre 2017 quando l’azienda di Usella uscì dalla porta di via Valentini: in quel periodo fecero le valigie altre realtà tra cui la Pentarif (ramo tintoria del lanificio Cangioli) e la Pontetorto.

In tre anni tante cose sono cambiate. Sono cambiati i vertici delle sezioni, con le ultime elezioni che hanno segnato una fase nuova per Confindustria. Si è chiusa l’era Cavicchi per il sistema moda, quella nuova è da scrivere. Il Gruppo Colle, uno degli sponsor di “Ri-filiamo”, vorrebbe essere della partita. Intanto guarda ai prossimi mesi l’amministratore delegato Riccardo Matteini. Mesi duri, durissimi. «Non azzardo se dico che nel distretto si potrebbero perdere dai 2.000 ai 2.500 posti dopo la fine del blocco dei licenziamenti. Solo nel tessile abbiamo 25mila addetti e in questo periodo si viaggia su una media del calo di lavoro dal 35 al 40%. Vuoi non avere un calo del 10% di addetti?».

Motivo in più per rientrare in Confindustria?

«Stiamo riflettendo su un rinnovato impegno in associazione. Gli effetti della pandemia cambieranno e stanno già cambiando i modelli di produzione. I modelli di filiera dovranno essere “figli” di una collaborazione stretta fra tutti gli attori del distretto. In questo processo si pone la centralità del sistema Confindustria».

Perché farlo proprio in questo momento?

«Questa è la fase giusta, dopo l’emergenza sanitaria del Covid. Dobbiamo imparare a stare insieme, a programmare insieme la produzione. Senza i produttori dei filati noi (le tintorie, ndr) non siamo nessuno».

Insomma, nessuno si salva da solo…

«Questa ripartenza lentissima sta mettendo a repentaglio le imprese meno strutturate e il sistema bancario non sta aiutando come dovrebbe. In questo contesto non si può pensare solo alla propria impresa. Senza l’aspatura e la roccatura, la grande impresa non esisterebbe». — m.l.

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