Il Tirreno

Prato

il tessile che non molla 

Arrendersi mai, i produttori di filati si fanno la fiera in barba al virus

Maria Lardara
Raffaella Pinori nel suo stand alla Villa Pazzi di Bagnolo
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Raffaella Pinori nel suo stand alla Villa Pazzi di Bagnolo

Saltato l’appuntamento di Pitti, Federico Corrieri raduna tredici aziende a Bagnolo: «Navighiamo nella tempesta»

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PRATO. Sono gli inizi di giugno. Il lockdown è alle spalle ma l’appuntamento di Pitti Filati è saltato. Un bel peccato per le collezioni di filati per maglieria che stavano prendendo forma. Federico Corrieri, patron della Cofil con 104 dipendenti di cui 15 assunti di recente, si fa venire un’idea. Alza il telefono e dall’altra parte della cornetta trova Raffaella Pinori ad ascoltarlo. Bisognava trovare un modo per riannodare i fili di una stagione da scoprire, di campionari chiusi nel cassetto. E allora niente stand alla Fortezza da Basso ma i pregiati fili di lana, baby alpaca, cashmere, tencel, s’intrecciano all’ombra di secolari cedri del libano.

La location di “Ri-filiamo” è quella di Villa Pazzi a Bagnolo, che nel 1537 fu teatro di una battaglia tra gli archibugieri di Piero Strozzi e le truppe medicee che andavano ad assediare il castello. Cinque secoli dopo si combatte un’altra sfida, per il settore più nobile del tessile nostrano. Alle 12 il parcheggio di fronte alla villa è al completo. Arrivano visitatori da Carpi, dal Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Marche e Puglia. Controllo della temperatura all’ingresso, modulo di autocertificazione, gel igienizzante e via per un tuffo nella moda che sarà con 13 produttori di filati (due di Biella e Brescia). In scena le tendenze per l’inverno 2021/2022, un raggio di sole in un mare di incertezza.

«Noi produttori di filati navighiamo nella tempesta, equilibristi che cercano di raddrizzare la vela nel miglior modo possibili – sottolinea Raffaella Pinori – Difficile qualunque tipo di programmazione. Si viaggia nell’ordine del 30% in meno di fatturato. Gli ordini? Qualcosa sta arrivando». E pensare che il 2020 sarebbe stato da festeggiare per la Pinori Filati che quest’anno spegne 50 candeline. Vietato piangersi addosso: “Ri-filiamo” ne è la riprova. «Con il titolare della Cofil cercavamo un posto bello per dare lustro alla tipicità dei nostri articoli in una dimensione più locale. Nulla a che vedere con la vocazione internazionale di Pitti». I filati di punta targati Pinori proseguono nel filone di ecosostenibilità prediligendo lane tracciabili e green wool. Punta sull’effetto pailettes su base di nylon la nuova collezione della Cofil che intreccia fili sofisticati.

«C’è voglia di novità, di toccare con mano le nostre creazioni – ammette Federico Corrieri della Cofil, organizzatore della mini kermesse – Ripartiamo da qui. C’è chi mi chiede che “Ri-filiamo” possa diventare un appuntamento fisso». Il patron della Cofil è pronto a rimboccarsi le maniche: l’azienda chiuderà solo nella settimana centrale di Ferragosto.

«Ora – sottolinea – s’inizia a vedere un po’ di lavoro per il segmento del pronto moda». Fra gli stand “sui generis” allestiti nel parco della villa si fa vedere il sindaco di Montemurlo Simone Calamai. Sprizza fiducia da ogni filo la collezione della Manifattura Igea che durante il lockdown ha realizzato un libretto per i clienti, ispirato al brano “Somewhere Over The Rainbow” con tanto di arcobaleno in copertina come segnale di speranza. «Ogni immagine è legata a una strofa della canzone, recuperando vecchi cataloghi», racconta Costanza Borsini di Igea. Che la stagione sia in ritardo è evidente. Per sfornare i nuovi filati i produttori hanno fatto i salti mortali. «Lo stop di un mese non ci ha permesso di ragionare a lungo sulla creazione della collezione – racconta Chiara Lucchesi di Industria Italiana Filati – Ma siamo usciti lo stesso con filati nuovi, puri, composti da fibre naturali che coloriamo con tinture botaniche».

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di Redazione web