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Prato

la manifestazione 

"No alle classi pollaio!" Studenti e genitori in piazza

maria lardara
"No alle classi pollaio!" Studenti e genitori in piazza

Protestano gli alunni del Liceo classico Cicognini, ma il problema riguarda  anche Livi e Copernico. Solidale l’assessore Santi: «La sicurezza è un diritto»

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PRATO. «Non ci faremo prendere in giro da nessuno. Non ci faremo trattare come polli di allevamento. Continueremo a lottare». La voce di Adele Vettori rimbomba al megafono: il castello dell’Imperatore è sullo sfondo. A settembre la ragazza passerà sui banchi della quarta A del liceo classico Cicognini, o meglio spera di rimanerci. Sì perché tre terze saranno accorpate e diventeranno due quarte. E quindi chissà dove Adele andrà, con quali professori e con quali compagni.

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Altro che distanziamento fisico nella scuola post-Covid. Non solo al Cicognini ma anche al Livi e al Copernico, le classi meno numerose verranno soppresse e gli alunni smembrati per raggiungere il numero minimo di 27 studenti in aula previsto per legge: è il destino di 32 classi che spariranno per accorpamento in tutta Prato. Nemmeno il coronavirus potrà risolvere il problema delle “classi pollaio” alle superiori dove a Prato gli iscritti continuano a crescere (+575). Tanto basta per far insorgere studenti, insegnanti e genitori a suon di slogan e striscioni. Ieri pomeriggio uno recitava così.

«Non trattateci come polli da allevamento di massa. Parlate di coronavirus e poi fra i banchi non si passa». Anche Luisa Bevilacqua della terza C si sente beffata. «Evidente la contraddizione fra le parole del Governo e la realtà delle nostre scuole». Accorpati e smembrati, in barba al diritto allo studio in piena sicurezza.

Non sono rose e fiori nemmeno al liceo Copernico. Dove due seconde uscenti del linguistico saranno accorpate in un’unica terza, idem per due seconde dello scientifico e per due terze che diventeranno una quarta. Non solo. «Sono state concesse dall’Ufficio scolastico nove prime classi di scientifico, anziché dieci – racconta Pierangela Scarnato, docente di scienze – Questo significa che avremo 28-30 alunni per classe. Al Copernico non abbiamo una struttura adeguata, i professori saranno chiamati a fare una turnazione».

Il Livi invece dirà addio alla classe terza C del biomedico: a settembre non esisterà più per via dell’accorpamento delle classi seconda B e seconda C in un’unica classe, la terza B biomedico.

In piazza scendono anche i genitori, preoccupati per il rientro a settembre. Come Fabio Caregnato, padre di una studentessa della terza A. «Dopo che si è parlato per mesi di distanziamento fisico, ci ritroveremo davanti a situazioni di sovraffollamento in nome di politiche di risparmio». Solidale l’assessora alla pubblica istruzione Ilaria Santi, presente alla manifestazione, per quanto gli istituti superiori non siano di competenza del Comune ma della Provincia. «Gli studenti hanno il diritto di apprendere in un luogo sicuro, non in classi di 28 alunni. Quello che chiediamo al Governo è un impegno fattivo sul fronte della scuola, a partire dal rinforzo degli organici di docenti che è sempre stato un problema storico per Prato». Intanto prosegue il monitoraggio dell’edilizia scolastica degli istituti comprensivi da parte degli uffici comunali: finora i sopralluoghi si sono svolti alle Don Milani, Marco Polo, Pier Cironi, Mazzoni, Iva Pacetti, Mascagni e Lippi. «Per il momento – fa sapere Santi – non si registrano grosse criticità sugli spazi».

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