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Straordinario Veronesi: vince per la seconda volta il Premio Strega
Lo scrittore pratese si è aggiudicato il prestigioso riconoscimento con "Il Colibrì". Prima di lui solo Paolo Volponi aveva ottenuto per due volte lo stesso risultato
PRATO. Sandro Veronesi ha vinto l'edizione numero 74 del Premio Strega col suo romanzo "Il Colibrì", edito da La nave di Teseo. La proclamazione del vincitore è avvenuta pochi minuti dopo la mezzanotte di oggi, 3 luglio. Per Veronesi, già vincitore del premio nel 2006 con "Caos calmo", si tratta di un risultato straordinario. Prima di lui un solo scrittore era riuscito nell'impresa di vincere per due volte il prestigioso premio letterario. Ce la fece Paolo Volponi, nel 1965 con "La macchina mondiale" e nel 1991 con "La strada per Roma".
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Lo scrittore pratese è apparso visibilmente soddisfatto al momento della proclamazione. Il conduttore gli ha fatto notare che lui vince solo in condizioni estreme. Nel 2006 diluviava, oggi non siamo ancora usciti dall'emergenza Covid-19. "Sono un po' come l'italiano medio - ha commentato tra il serio e il faceto lo scrittore - che dà il meglio quando le condizioni sono più difficili". Dietro a Veronesi si è piazzato Gianrico Carofiglio con "La misura del tempo", staccato di 68 voti.
"Sto pensando alla mia famiglia, ai miei figli, a mia moglie, ai miei fratelli. Sto pensando al mio editore, a Elisabetta Sgarbi, a Umberto Eco che è stato così generoso da fondarla questa casa editrice. Sto pensando agli amici che mi hanno sostenuto, che hanno votato il libro. Sto pensando all'uomo nuovo, che poi è una donna. A tutte le persone nuove che ci sono e a tutte le navi in mare". Queste le prime parole di Veronesi dopo la consegna del premio.
"Ho capito, all'improvviso, che tu sei davvero un colibrì. Ma certo. E' stata un'illuminazione: tu sei davvero un colibrì. Ma non per le ragioni per cui ti è stato dato questo soprannome: tu sei un colibrì perchè come un colibrì metti tutta la tua energia per restare fermo. Settanta battiti d'ala al secondo per rimanere dove già sei. () La tendenza del cambiamento, anche quando è probabile che non porti a nulla di meglio, fa parte dell'istinto umano, e tu non la concepisci". Il volo del Colibri è iniziato a fine 2019 quando è arrivato il libreria, pubblicato da La Nave di Teseo, l'ultimo romanzo di Sandro Veronesi, che è diventato in breve tempo uno dei libri più venduti in Italia e ospite fisso della top ten delle classifiche letterarie. Un volo trionfale che si è concluso (per ora) sul tetto del Premio Strega conquistato per la seconda volta dallo scrittore toscano (dopo 'Caos calmo').
Un libro doloroso, dove il lutto diventa protagonista e al contempo motore della storia. Veronesi, come nel magnifico "Caos calmo", fa del rapporto padre-figlia il motivo centrale del tutto. La morte diventa presenza costante, ma non necessariamente negativa. Anzi: il lutto, dopo essere stato elaborato e superato, è motivo di ripartenza e di ottimismo. E dà modo all'autore di immaginare il mondo che verrà (il finale si svolge nel 2030) in cui l'Uomo del Futuro rappresenterà, difenderà e porterà avanti con successo i valori più importanti quali solidarietà, rispetto per l'ambiente, rispetto per l'umanità.
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Il colibrì però non è un libro utopico. E' la storia di un uomo, un medico, della sua vita segnata da una serie di lutti. Perdite importanti che supera concentrandosi sul lavoro, sulla famiglia (che pure si disgrega), sulla figlia. E proprio il rapporto con questa, ossessionata da un filo immaginario (e poi tradita da uno reale) che rappresenta, non solo metaforicamente, l'attaccamento della ragazza alla vita, è il cuore del romanzo. E quando il filo si spezza "Il colibrì", il romanzo, prende il volo. Nella prima parte, infatti, il protagonista, l'oculista Marco Carrera, deve affrontare la moglie con cui è in crisi, il fratello con cui ha litigato, l'amico che tutti considerano uno iettatore, l'amante con cui non è mai andato a letto. Poi l'evento spartiacque che fa decollare il romanzo, l'urgenza di superarlo e l'avvento dell'Uomo del Futuro che dà un significato diverso e positivo all'esistenza. Grazie a lui e alla catarsi seguita alla grande partita di poker finale, il colibrì, il protagonista questa volta, tornerà a volare, la vita di Marco Carrera tornerà ad avere senso. Utilizzando l'espediente narrativo dei salti nel tempo, in un percorso alternato che va in ordine sparso dagli anni '60 al 2030, passando dalla narrazione alle lettere al dialogo diretto fino allo scambio di sms, Veronesi rende dinamico il romanzo, creando suspense e aspettative e, al contempo, presentando e approfondendo i vari personaggi del racconto.
Tutti parimenti importanti e allo stesso tempo tutti di contorno nella vita di Marco Carrera che alla fine si concentra e trova il senso vero dell'esistenza prima nella figlia e poi nell'Uomo del Futuro. Una soluzione che arriva paradossalmente da un amico psicanalista, al termine di un lungo viaggio in cui Marco Carrera-Veronesi esprime la sua opinione negativa sulla psicanalisi e sull'effetto che fa sulle persone. Nello specifico parla di tutte le donne della sua vita, da sua madre a sua sorella Irene, "per proseguire via via con amiche, fidanzate, colleghe, mogli, figlie, tutte, ma proprio tutte, sarebbero sempre state governate da disparate tipologie di terapia analitica" che avrebbero avuto conseguenze su di lui, vittima del quella che definisce "psicanalisi passiva". Interessante, alla fine del libro, l'elenco dei debiti che lo scrittore fa. Un po' forse autocompiacendosi per citazioni o riferimenti dotti. Che vanno da un racconto di Beppe Fenoglio (definisce il suo capitolo "non semplicemente ispirato, ma una cover vera e propria") a Mario Vargas Llosa, da Federico Fellini alla cantante Joni Mitchell, da Fabrizio De Andrè al filosofo occasionalista olandese del XVII secolo Arnold Geulincx.
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