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L’asma potrebbe proteggere i malati dalle forme gravi del coronavirus

maria lardara
L’asma potrebbe proteggere i malati dalle forme gravi del coronavirus

Uno studio del dipartimento di Allergologia dell’ospedale è stato pubblicato sulla rivista specializzata “Allergy”

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Colpi di tosse, peso sul torace, respiro affannoso. Per carità, non è Covid-19. Molto più semplicemente, è l’identikit dell’asmatico “classico”. Ma l’asma potrebbe fare da scudo contro le forme più gravi di coronavirus.Parte da Prato, passando per Firenze e Londra, l’eccezionale scoperta del dipartimento di Allergologia dell’ospedale Santo Stefano in base alla quale l’asma allergica potrebbe proteggere non tanto dal rischio di Covid-19 ma dalla sua evoluzione in forme più gravi: l’ipotesi di studio alla quale ha lavorato il team diretto da Alessandro Farsi è stata pubblicata su “Allergy”, la prestigiosa rivista internazionale dell’European Academy of Allergy and Clinical Immunology. Con i medici pratesi hanno collaborato Paola Parronchi dell’università di Firenze e il professor Justin Stebbing dell’Imperial College di Londra. Lo studio prende in esame il quadro clinico di 2.500 pazienti asmatici seguiti dall’allergologia pratese oltre ai 270 ricoverati per Covid-19 al Santo Stefano. Di questi ultimi, solo tre pazienti soffrivano di asma bronchiale e, di questi, solo uno è finito in terapia intensiva. «All’inizio avevamo timore per i nostri pazienti – racconta Farsi – Potenzialmente l’asma rappresentava un fattore di rischio importante sia per l’infezione che per l’evoluzione sfavorevole della malattia. In realtà, abbiamo iniziato a osservare che tutto questo non avveniva. Ci siamo confrontati con gli studi dei colleghi cinesi che hanno avuto per primi la possibilità di analizzare i dati epidemiologici». Si è scoperto così che l’asma, a differenza di altre patologie croniche come l’ipertensione, non rappresentava un fattore di rischio per evoluzione della malattia. Ma gli asmatici sono a più alto rischio di infezione virale: questo potenzialmente valeva per il Covid-19. «Una delle nostre ipotesi – spiega Farsi – riguarda la produzione in quantità inferiori di interferone, tipica degli asmatici, che può aver determinato un freno per la fase acuta del Covid». Più alto è il livello di interferoni, più sale il rischio di andare incontro a forme più gravi. Non solo. Negli asmatici s’ipotizza l’effetto di protezione degli eosinofili, le cellule immunitarie che hanno indici più elevati in questi soggetti, più bassi nei casi gravi di Covid-19. La terza ipotesi si basa sull’uso regolare nei soggetti asmatici di farmaci inalatori dall’effetto antinfiammatorio. «Abbiamo voluto capire – spiega l’allergologa Giulia Carli – quanti soggetti con asma hanno avuto delle riacutizzazioni confrontando i dati anche con precedenti epidemie influenzali». Il prossimo step è la partecipazione di un bando regionale per approfondire gli studi epidemiologici. In una fase successiva, saranno analizzati 1.500 pazienti infettati dell’Asl Toscana Centro che sono stati in quarantena senza ricovero. Occhio alla diffusione del virus: gli asmatici possono essere portatori inconsapevoli di coronavirus a causa di tosse e starnuti. Ecco perché, per questi pazienti, è fondamentale proseguire con le terapie inalatorie. —

maria lardara

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