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Centri estivi, saranno i gestori a decidere se abbassare le rette

p.n.
Centri estivi, saranno i gestori a decidere se abbassare le rette

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Saranno i gestori dei campi estivi a decidere se usare i fondi statali per abbassare le rette restituendo quanto già versato dalle famiglie o usarli in altre maniere.

Lo spiega l’assessore alla Pubblica istruzione Ilaria Santi, che però avverte: quei fondi non sono ancora arrivati e non sappiamo quando arriveranno.

È passata una settimana dall’annuncio fatto dal consigliere regionale del Pd Nicola Ciolini sull’arrivo dei fondi statali per il sostegno ai campi estivi. Ciolini ha fornito anche la suddivisione per comune: 540mila euro a Prato, 50.000 a Montemurlo, 43.000 a Carmignano, 30.000 a Poggio a Caiano, 23.000 a Vaiano, 13.000 a Vernio, 8.000 a Cantagallo.

Questi fondi però non sono ancora arrivati, a conferma di uno Stato che non brilla per tempestività nell’affrontare l’emergenza coronavirus. Intanto i campi estivi sono già iniziati ovunque con le rette decise dai gestori, in gran parte privati.

Ma la questione più importante, ora, riguarda la destinazione dei fondi. Non è scontato che saranno usati per abbattere le rette. «Noi abbiamo intenzione di allargare il bando che abbiamo fatto per i fondi arrivati dalla Regione - spiega l’assessore Santi - Ricordo ai gestori che per quei fondi non basta aver fatto la Scia (segnalazione certificata di inizio attività, ndr), bisogna anche fare la richiesta entro il 30 giugno. Per quanto riguarda i fondi statali, li distribuiremo ai gestori con lo stesso criterio, ma non abbiamo il potere di dire ai gestori che cosa ci devono fare».

Insomma, potrebbe capitare che un gestore li usi per abbattere le rette (anche retroattivamente? Non è detto) oppure che li usi per coprire i costi. Ogni famiglia potrà farsi un’opinione in merito confrontando i diversi trattamenti.

Un paio di mesi fa il Comune di Prato stimava che non più di 3.000 bambini e ragazzi sarebbero andati ai centri estivi rispetto ai 5.000 dell’anno scorso, soprattutto per i costi più alti. Invece sono già quasi 4.000, perché i genitori sono tornati al lavoro e non tutti possono appoggiarsi ai nonni, senza contare il bisogno dei bambini di stare coi loro coetanei. — p.n.

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