Sicurezza
Braccio di ferro tra scuole, il Marconi non vuole cedere
Il preside del Professionale di via Galcianese vorrebbe riprendersi gli spazi del Liceo Brunelleschi: "Non erano questi i patti, spazi insufficienti, il Marconcino lo vogliamo noi"
PRATO. Le chiavi ce l’ha il liceo artistico Brunelleschi. E vorrebbe tenersele ben strette, perché in una lettera resa nota ieri dal Tirreno i docenti della scuola “disconoscono” la succursale in via di costruzione a Montemurlo trovandola insufficiente per le attività di laboratorio. Ma al plesso del Marconcino, in via Galcianese, aspetta di tornare a casa il professionale Marconi, che il prossimo anno avrà bisogno di dieci classi in più da individuare nelle aule esterne all’edificio centrale. «Così non saprò dove metterle», lamenta il preside Paolo Cipriani.
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Nel risiko degli spazi scolastici reso più difficile dal rientro incerto nella scuola post-Covid, i corpi docenti e consigli di istituto puntano i piedi a suon di lettere ufficiali. L’ultima è quella scritta dal consiglio d’istituto del Marconi e dal dirigente scolastico insediatosi nel settembre scorso: ambedue sono già sul tavolo della Provincia. L’organo collegiale e quello dirigenziale ricordano che i patti sul Marconcino era diversi.
In sostanza, il Marconi avrebbe dovuto riprendersi la sede secondaria (i locali sono di proprietà della Provincia) nel settembre 2019 e che questi sarebbero stati i piani di palazzo Banci Buonamici messi nero su bianco su una delibera provinciale. «Ero arrivato da poco e, per mantenere buone relazioni di vicinato, non feci problemi per concedere un altro anno ai docenti del Brunelleschi. Per questo ci amareggia e ci coglie di sorpresa la loro lettera inviata alle istituzioni e ai giornali per rimanere al Marconcino». Ne spunta un’altra, datata 17 giugno, in cui il consiglio di istituto del Marconi rammenta alla Provincia l’impegno assunto con la scuola.
Si riavvolge il nastro a quel primo agosto del 2019 quando, secondo quanto si apprende, fu sottolineato che il Marconcino in prestito già da un anno al Brunelleschi sarebbe tornato sotto la gestione del Marconi. È passato un altro anno e gli occhi tornano sul plesso adiacente all’edificio dell’istituto professionale che a settembre accoglierà 900 studenti, con un aumento di classi del 38% negli ultimi quattro anni (da 28 a 39). Nell’era della scuola post-Covid la partita si giocherà tutta sugli spazi. In questo senso, anche il Marconi ha i suoi bei problemi.
Tre aule interne dell’edificio centrale sono sprovviste di finestre, indispensabili in periodi di emergenza sanitaria. Non finisce qui. «L’istituto – ricorda Cipriani – accoglie molti studenti disabili che, nel prossimo anno scolastico, saranno 75. Questi studenti necessitano di ambienti vicini al corpo principale della scuola, facilmente accessibili e senza scale». Né i laboratori potrebbero essere adibiti ad aule anche perché comunque si tratta di un istituto professionale con specifiche esigenze. Dopo il Brunelleschi, si fa sentire il Marconi per il quale si tratterebbe di rientrare in locali originariamente propri.
«Nel corso degli ultimi anni – termina il preside – la mancanza di una dirigenza stabile ha contribuito a penalizzare fortemente la scuola». Il presidente della Provincia non è raggiungibile in questi giorni. Al corrente della disputa sul Marconcino, Puggelli fa sapere attraverso il suo staff che darà una risposta al problema lunedì.
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