Sicurezza
Gruppo Kering apre un nuovo laboratorio della moda: prenderà il posto del BuzziLab
Il Gruppo Kering porterà a Prato Til: sarà diretto da Giuseppe Bartolini, il tecnico già alla guida del laboratorio del Buzzi e inizierà l'attività nella prima metà del 2021
PRATO. Nascerà a Prato nel 2021, in un edificio del centro di proprietà della famiglia Mantellassi, il nuovo laboratorio di analisi per i prodotti del tessile e della filiera moda. ll laboratorio del Gruppo Kering – che annovera nel portafoglio marchi del calibro di Gucci, Pomellato e Bottega Veneta – colma una parte del vuoto lasciato dal BuzziLab, il laboratorio del Buzzi invischiato l’anno scorso nelle note vicende che hanno portato alla sua chiusura fino ad un esposto alla Corte dei Conti. Una parte, perché in realtà altri laboratori per la certificazione hanno continuato a lavorare, anche a Prato.
Ma non è questo l’unico legame fra Kering e il laboratorio dell’istituto tecnico industriale di viale della Repubblica. Kering e i suoi marchi prestigiosi erano già clienti del BuzziLab e lo staff che sarà impegnato nel nuovo progetto è, di fatto, lo stesso uscito a pezzi da quella esperienza, per anni punto di riferimento per l’industria pratese e non solo. Il laboratorio sarà diretto dal professor Giuseppe Bartolini, che si porterà dietro anche molti dei suoi ex tecnici del BuzziLab. Il Til eseguirà test di tipo chimico, fisico e biologico su prodotti finiti, semilavorati e materie prime, in particolare per i settori dell’abbigliamento, della pelletteria, delle calzature, dell’orologeria e della gioielleria e dell’occhialeria.
Nell’ottica di un continuo sviluppo delle attività di testing nel lungo periodo, il Gruppo Kering ha deciso di dotarsi di una struttura dedicata che possa gestirle direttamente. Tra i test effettuati rientrano quelli relativi alle verifiche della conformità dei prodotti finiti e degli aspetti di sostenibilità dei processi e dei prodotti stessi. In altre parole, tutto ciò che è mancato a Prato negli ultimi dieci mesi e richiesto a gran voce dalle categorie economiche e dalla politica locale e regionale.
Il Til manterrà così le competenze al suo interno e diverrà un nuovo polo di eccellenza al servizio dei marchi del Gruppo Kering e delle aziende manifatturiere locali, nazionali ed internazionali che vorranno avvalersi dei servizi. Con questo progetto, Kering conferma la strategicità della propria presenza in Italia e il continuo desiderio di investire in competenze tecniche e manageriali nel Paese, attraendo i migliori talenti, all’insegna dello sviluppo di un business sempre più responsabile. Come si diceva, l’inizio delle attività è previsto nella prima metà dell’anno prossimo.
LE REAZIONI
"Saranno contenti quelli che puntavano il dito contro il direttore Bartolini e l’accusavano di percepire uno stipendio eccessivamente alto - commenta il consigliere comunale Leonardo Soldi (Lega) - Non so quanto ricaverà dal ruolo ottenuto nel neonato istituto Til, ma so quanto le casse dello stato non ricaveranno più, circa 7 milioni di euro all’anno stando agli ultimi bilanci, l’investimento fatto da Kering rafforza l’iniziativa che il sottoscritto e l’On. Silli abbiamo intrapreso, l’esposto alla Corte dei Conti per presunto danno erariale, che ha aperto la strada anche all’esposto dell’associazione Astri. Sulla vicenda occorre ribadire con forza il fallimento della classe politica, tutta di sinistra, all’epoca della chiusura e a tutt’oggi. In particolare della Regione Toscana che per il tramite del consigliere Ilaria Bugetti si assunse l’impegno solenne di guidare il processo di trasformazione da braccio operativo di un ente pubblico a fondazione di diritto privato, intestando all’istituto Buzzi la maggioranza del capitale, non ci sono riusciti. Bene la scelta di Kering, bene l’apertura al distretto, è ovvio che la funzione primaria sarà quella di servire l’enorme galassia del gruppo (Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga, etc), legittimamente, spero che quelle competenze ottenute, di fatto, anche per merito di investimenti fatti dallo Stato siano il più possibile a disposizione delle aziende del distretto che ne avranno bisogno ma anche di quelle realtà pubbliche, Vigili del fuoco, Polizia, Guardia di finanza che, ricordiamolo bene, godevano di quei servizi gratuitamente".
"Se da una parte - commenta la consigliera regionale Ilaria Bugetti (Pd) - non può che farmi piacere il fatto che a Prato sia sorta una nuova realtà di eccellenza al servizio del distretto tessile e che gruppi privati di rilevanza internazionale abbiano deciso di investire nella nostra città e nelle professionalità che, a partire dal professor Bartolini fino ad arrivare al suo staff, sono rappresentativi della ricerca più avanzata nell’ambito del controllo tessile e non solo, dall’altra mi preme affermare tutta la mia amarezza per il fatto che un’esperienza come quella del BuzziLab sia stata così penosamente conclusa. Sin dalla prima chiusura del laboratorio effettuata in autotutela dal dirigente scolastico dell’istituto, mi sono impegnata in prima persona per cercare di coinvolgere la Regione Toscana in una querelle che, di fatto e di diritto, non l’avrebbe riguardata. I soggetti coinvolti, infatti, erano la dirigenza scolastica, il Consiglio d’Istituto e l’Ufficio Scolastico Regionale che, a dispetto del nome, è un organo di emanazione del Ministero dell’Istruzione, cioè del Governo. Ciò nonostante, da pratese e da conoscitrice del valore dell’esperienza BuzziLab, mi sono sentita in dovere di provare a porre rimedio, almeno in parte, al disastro non solo economico per le casse dell’istituto ma anche per le centinaia di imprese del distretto che al BuzziLab si rivolgevano. La Regione Toscana, nella fattispecie il Consiglio Regionale, su mia proposta ha approvato in tempi record (meno di un mese) lo statuto di una Fondazione (e il relativo finanziamento iniziale di partenza), la cui stesura era stata realizzata dopo un’attenta raccolta delle esigenze sia da parte del pubblico che del privato. La Fondazione, che vedeva coinvolti oltre all’Istituto Buzzi anche il Pin e la stessa Regione, avrebbe potuto essere utilizzata come strumento principale per far ripartire il BuzziLab ovviando a tutta una serie di criticità normative che avevano portato alla chiusura repentina da parte del dirigente scolastico. Tale Fondazione non è mai stata approvata dal Consiglio d’Istituto, nonostante la Regione, pur senza avere un potere giuridico effettivo sulle parti in causa, si sia prodigata durante e dopo le varie riunioni in Consiglio d’Istituto a cercare di coordinare le diverse sensibilità ed esigenze».
«Trovo pertanto ingeneroso e davvero scorretto il fatto che alcuni, forse male informati – aggiunge la consigliera – attribuiscano alla politica, perlomeno a quella messa in atto dalla Regione e dalle istituzioni cittadine, un insuccesso le cui ragioni vanno sicuramente ricercate altrove. Io, come cittadina pratese e anche come politica mi faccio tuttavia una domanda: cosa se ne farà l’Istituto Buzzi di tutto il patrimonio milionario di macchine e attrezzature che giace inutilizzato nel suo laboratorio? Davvero si vuole che una tale ricchezza abbia il solo scopo della formazione scolastica, se pure nobile e assolutamente da salvaguardare? Io credo di no e anche per questo come Regione Toscana si era individuato un percorso affinché anche a questa domanda potesse essere opposta una risposta efficace e conveniente per il bene comune e della città di Prato».
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