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In pensione a 71 anni la “sporzionatrice” più anziana di Prato

maria lardara
In pensione a 71 anni la “sporzionatrice” più anziana di Prato

Giovanna Tommasi è costretta a raggiungere il limite massimo consentito per ottenere un assegno dignitoso

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Le sue mani apparecchiano i tavoli. Sono mani protese verso i bambini, per rendere possibile quel rituale quotidiano del cibo a scuola. Una volta che gli alunni rientrano in classe, quelle mani si rimettono al lavoro. E allora riparte la musica: sparecchiare, pulire, riordinare gli spazi. Quattro ore al giorno di lavoro, venti alla settimana, per 500 euro al mese. Ma se quel lavoro lo fa una donna di quasi 70 anni con la schiena a pezzi rischia di diventare pesante.

Giovanna Tommasi è la “veterana” delle sporzionatrici nelle mense scolastiche. Il 27 agosto compirà 69 anni ma ancora non ha l’età giusta per godersi serenamente una pensione. «Ci andrò a 71 anni, con la pensione di vecchiaia contributiva - dice - Nel mondo degli appalti dei servizi scolastici può succedere. Non si accumulano mesi di contribuzione sufficienti nel corso della vita, per via di contratti part-time. Senza contare che nel conteggio degli anni di lavoro non rientrano i mesi estivi, quando le mese scolastiche sono chiuse».

E dire che Giovanna è la più “fortunata” perché lavora venti ore alla settimana a fronte delle dieci o quindici in cui sono impegnate le sue colleghe. Meno ore di lavoro, meno stipendio. E meno contributi per l’Inps. Ma Giovanna non è certo una che avverte la fatica. Cappellino rosso della Filcams Cgil in testa, la sporzionatrice nonna di quattro nipoti era ieri mattina in piazza del Comune per far sentire la sua voce.

«Macché stanchezza. A quasi 70 anni – scherza Giovanna – mi sento una “diversamente giovane”. Sono i bambini che mi danno energia». Correva il 2000. Giovanna ha iniziato a lavorare nel centro di cottura della Siber che all’epoca aveva l’appalto per la mensa. Prima ai fornelli, poi allo sporzionamento. Il lavoro ha cambiato pelle nel corso degli ultimi anni. Cambierà ancora ma vai a sapere come saranno applicati i protocolli antiCovid nelle mense. Appalto dopo appalto, Giovanna ha cambiato più datori di lavoro e scuole: da due anni lavora alla primaria Ciliani. «Qui siamo in dieci. È un gruppo affiatato, tutto al femminile». La donna ha ancora due anni di lavoro davanti. Per lei niente pensione di vecchiaia a 67 anni non avendo maturato i venti anni di contribuzione. E così il fatidico traguardo lo taglierà a 71 anni, il limite massimo per salutare il lavoro. Certo, per la pensione di vecchiaia avrebbe potuto fare domanda dopo i 67 anni ma, visto che comunque si tratterebbe di un assegno “povero”, la scelta è stata quella di raggiungere il limite massimo per la pensione contributiva.

Per le addette della mensa negli ultimi tempi non sono rose e fiori. Nella casa di Giovanni entrano ogni mese i 1.100 euro di pensione del marito. Il suo stipendio è stato decurtato dal Fis, il fondo d’integrazione salariale. «Se prima in famiglia si poteva contare sulla mia entrata di 500 euro, adesso è più dura con l’affitto da pagare e le bollette. Per andare avanti facciamo tante rinunce». —

maria lardara

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